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Posted on Set 18, 2013 in Arte e Cultura, Fotografi | 0 comments

Tutto quel che sappiamo dell’amore

Tutto quel che sappiamo dell’amore

Sopra svetta la Ghirlandina, sotto la filosofia. E che bello, sollevata la testa dai pensieri, al posto del soffitto incontrare il cielo, come se ogni altra copertura fosse troppo opprimente per contenere il magma smosso dal fitto pensare. Pensare, sì, perché per tre giorni l’anno, Modena e le vicine Carpi e Sassuolo si popolano di filosofi e uditori, ogni volta con un tema diverso a cui si ispirano tutte le lezioni. Quest’anno si è parlato d’amare e, dalle riflessioni sul Simposio di Umberto Galimberti, capace di proporre una lettura inedita e illuminante del celeberrimo testo, all’energia di Vinicio Capossela, le discettazioni sono state quanto più varie si possa immaginare. Le lezioni magistrali durante il giorno e TiraTardi, il fuori festival serale, hanno permesso di saziare l’intelletto degli amanti fedeli della filosofia e affascinare quello dei neofiti, bombardandolo di suggestioni in modo piacevole e continuo. Il tema è stato esplorato a fondo e ogni pensatore, fedele alla propria visione filosofica delle cose, ha invitato a porre lo sguardo su una...

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Posted on Giu 26, 2013 in Fotografi | 0 comments

Elliott Erwitt e la fotografia: aspettare che le cose accadano

Elliott Erwitt e la fotografia: aspettare che le cose accadano

La parola d’ordine del fotografo Elliott Erwitt è “lievità”. Non “leggerezza”, che indicherebbe uno sguardo disattento e superficiale, ma “lievità”, che rimanda a un tocco delicato, non invadente. Un lavoro molto accurato, che si pratica a levare: via la ricercatezza concettuale, via le proclamazioni di senso. Le cose sono se stesse, e non è mai stato così seducente ritrovarsi a guardarle. Tra i soggetti preferiti di Erwitt, forse proprio per questo, ci sono i cani. Se gli si chiede perché, risponde che a loro non dispiace, “e poi non chiedono la ristampa delle fotografie”. I cani, oltre a essere protagonisti, dettano l’altezza dello sguardo della macchina fotografica: se si tratta di chihuahua, non si vedono del padrone altro che i piedi. Per i cani che saltano, la macchina si alza un po’ più in alto, ma ancora esclude il volto dell’accompagnatore. A volte Erwitt ha aiutato il caso: “Per far saltare il cane mi sono messo ad abbaiare!”, altre volte l’unica soluzione è stata quella di armarsi di pazienza:...

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Posted on Giu 24, 2013 in Fotografi | 0 comments

Robert Capa: la fotografia come immedesimazione

Robert Capa: la fotografia come immedesimazione

Robert Capa non esiste. Esistono le sue fotografie, esistono l’audacia e la sfrontatezza con cui sono state scattate, ma lui non esiste. Robert Capa è la maschera che Endre Ernő Friedmann decise di indossare per attorniarsi dell’aurea che a quei tempi poteva avere solo un misterioso fotografo americano. Ecco allora che il giovane fotografo ungherese mutuò il nome del celebre attore Robert Taylor, facendolo seguire da uno che, per assonanza, richiamasse il regista Frank Capra. Il debutto di Capa fu degno del nome che si era scelto: il 27 novembre del ’32, Trotsky tenne a Copenhagen una conferenza sulla rivoluzione, da cui fece escludere tutti i fotografi. Capa, con una piccola Leica in tasca, finse di non far parte della categoria, e s’infiltrò nella stanza insieme a un gruppo di operai. Le foto scattate a un Trotsky infervorato non rappresentano dunque solo il debutto del fotografo, ma anche l’unica testimonianza dell’evento. Capa, però, non riuscì a godere della gloria dovuta, poiché dovette fuggire, incalzato dalla nascente minaccia nazista. Nel...

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