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Posted on giu 24, 2013 in Fotografi | 0 comments

Robert Capa: la fotografia come immedesimazione

Robert Capa: la fotografia come immedesimazione

Robert Capa non esiste. Esistono le sue fotografie, esistono l’audacia e la sfrontatezza con cui sono state scattate, ma lui non esiste. Robert Capa è la maschera che Endre Ernő Friedmann decise di indossare per attorniarsi dell’aurea che a quei tempi poteva avere solo un misterioso fotografo americano. Ecco allora che il giovane fotografo ungherese mutuò il nome del celebre attore Robert Taylor, facendolo seguire da uno che, per assonanza, richiamasse il regista Frank Capra.

Il debutto di Capa fu degno del nome che si era scelto: il 27 novembre del ’32, Trotsky tenne a Copenhagen una conferenza sulla rivoluzione, da cui fece escludere tutti i fotografi. Capa, con una piccola Leica in tasca, finse di non far parte della categoria, e s’infiltrò nella stanza insieme a un gruppo di operai. Le foto scattate a un Trotsky infervorato non rappresentano dunque solo il debutto del fotografo, ma anche l’unica testimonianza dell’evento.

Capa, però, non riuscì a godere della gloria dovuta, poiché dovette fuggire, incalzato dalla nascente minaccia nazista.

Nel 1947 Capa fondò, insieme a Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger, la Magnum Photos, una sorta di holding che univa i reporter del tempo, tutelando il diritto d’autore e la libertà d’espressione. Come disse Cartier-Bresson: “Magnum è una comunità di pensiero, una qualità umana condivisa, la curiosità per quello che succede nel mondo, il rispetto per ciò che accade e il desiderio di trascriverlo visivamente”. Robert Capa, avventuroso reporter capace di immedesimarsi in ognuno degli eventi a cui prendeva parte con la propria macchina fotografica, incarna alla perfezione lo spirito della Magnum. Basti pensare, ad esempio, che negli anni ’30, spettatore delle grandi sommosse francesi, i suoi amici sostenevano che fosse “più francese dei francesi”. E infatti, a guardare i suoi scatti del tempo, il suo sguardo non sembra per nulla estraneo alle situazioni ritratte.

Anche in Spagna, Capa visse la guerra civile con totale immedesimazione, scattando fotografie molto toccanti. Numerosi sono i ritratti che fece ai miliziani in compagnia delle loro donne, con le armi sempre addosso, come fossero un prolungamento del corpo. Si guardi ad esempio Miliziani repubblicani, in cui una coppia di innamorati seduta su poltroncine di vimini chiacchiera serena, incurante del fucile che li divide.

Capa non si dedicò solo ai reportage: coltivò anche le amicizie nel campo cinematografico, all’interno del quale era molto amato per il suo carattere piacevole e divertente. Oltre a essere stato fotografo di scena sui set di Howard Hawks, John Huston e altri grandi registi, Capa ebbe una relazione con l’attrice Ingrid Bergman (di cui scattò un meraviglioso ritratto dal titolo Ingrid Bergman in una scena drammatica di Arco di trionfo), che ispirò a Hitchcock il soggetto de La finestra sul cortile.

Capa ritrasse più volte anche Ernest Hemingway, Pablo Picasso ed Henri Matisse, sapendo cogliere di ciascuno l’espressione o la posa più significativa. Hemingway, ad esempio, è fotografato insieme al figlio, reduci di chissà quale avventura, con numerose pistole intorno. Picasso, invece, passeggia con la moglie sulla spiaggia, facendole ombra con un grosso ombrellone e indossando il più classico dei suoi sorrisi.

Il richiamo al viaggio, tuttavia, prevalse sempre in Capa, che non mancò in Cina, nonostante le intimidatorie raccomandazioni di non violare la censura, né a Londra durante il Blitz. Capa raccontò anche l’Italia in guerra, si pensi a Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi o Donne in fuga dai combattimenti attraverso le montagne, fotografie davvero emozionanti.

Qualcuna delle foto di Capa, come quella che ritrae un soldato americano ucciso  casualmente mentre veniva fotografato, sembrano mancare di pudore: uno sguardo sulla tragedia e sulla morte apparentemente privo di posizione. Eppure, poi, fotografie come quella che ritrae una donna francese che sfila per le vie della città coi capelli rasati e in braccio il bambino avuto da un soldato tedesco, dimostrano grande capacità di immedesimazione. Come d’altronde gli scatti che diedero vita al libro Cronaca su Israele, ideato con Irvin Shaw. Tra queste fotografie, le due che sintetizzano di più l’intimità e la compassione di Capa nei confronti dei propri soggetti sono Immigrati assiepati contro il parapetto di una nave in arrivo al porto e Una donna porta i suoi bagagli accompagnata da un bambino.

Robert Capa dichiarò una volta che la posta in gioco per un reporter di guerra è la propria vita. Non c’è da stupirsi, dunque, se la sua morte prematura avvenne proprio durante un reportage: in Vietnam, a causa dello scoppio di una mina.

Un’imperdibile selezione degli scatti di Capa, in onore del centenario dalla sua nascita, è in mostra al Palazzo Reale di Torino fino al 14 luglio 2013.

Orari: 9.30 – 18.30. Chiuso il lunedì
Biglietto intero 8 €, ridotto 5 € (per minori di 18 anni e per chi compra il biglietto unico per la visita di Palazzo Reale)
L’audioguida è inclusa.

Di Margherita Restelli

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