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Posted on ott 22, 2013 in Una stanza tutta per sé | 0 comments

La poltrona di Casimiro

La poltrona di Casimiro

Tutti conosciamo Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo Gattopardo, in pochi però, sappiamo dove il manoscritto cominciò a prendere forma tra i pensieri dell’autore, e in compagnia di chi.

C’è a Capo d’Orlando, in provincia di Messina, un parco in cui crescono piante portate da paesi lontani, con tronchi mai visti e fiori rari. Tra queste, ad esempio, cresce la Puya Berteroniana, le cui foglie sono a dir poco peculiari: se le si accarezza dalla punta verso il centro sono pungenti, al contrario, invece, a toccarle dal centro verso l’esterno, le spine si appiattiscono e diventano del tutto innocue.

All’interno del mirabile parco c’è una villa, in cui sono custoditi libri in molte lingue, tutte padroneggiate fluentemente dai loro proprietari.

All’interno della villa c’è una camera sulla cui scrivania, protetta da una teca che la sottragga dal tempo, è conservata l’ultima lettera di Lampedusa che, ormai malato, si augurava una sola cosa: poter tornare, almeno una volta, in quella sua stanza, come se nulla – la malattia, la consapevolezza di avvicinarsi alla fine – fosse mai accaduto.

In quel parco, accomodato su una panca a onda, e in quella stanza, sua ogni volta che vi si recava in visita, Lampedusa concepì e scrisse diversi passaggi della sua storia.

Suoi compagni, in questa come in tutte le altre avventure, i suoi amati cugini Piccolo di Calanovella: Agata Giovanna, Casimiro e Lucio.

Casimiro, il fratello di mezzo, era fotografo e pittore, e amava la vita notturna più che quella di giorno.

Avendo perso la fidanzata per tubercolosi in giovane età, aveva cominciato a temere la contaminazione di germi e batteri al punto che il più delle volte indossava dei guanti e, quando non li portava, al minimo contatto con qualcuno si detergeva con l’alcol.

Se il suo rapporto con le persone fu sempre raffreddato dal timore del contatto, il rapporto che ebbe con l’arte fu al contrario estremamente materico e caratterizzato da una piacevole e continua contaminazione del reale col fantastico e l’esoterico.

Le foto di Casimiro raccontano un’epoca, quella del Novecento in cui visse, e una serie di gesti quotidiani fortemente radicati in quel tempo: volti di contadini e paesani, uomini, donne e ragazzi al lavoro. Anche l’avvento della televisione fu raccontato dagli scatti di Casimiro, che più volte la ritrasse in funzione, novità urlante all’interno del consueto focolare familiare.

Accanto alle fotografie del reale, Casimiro si dedicò a quelle legate all’esoterico, tema cui lui e i fratelli si appassionarono con fervore, tanto che Lucio, il più piccolo dei tre, tenne una fitta corrispondenza col poeta William Butler Yeats proprio sull’argomento.

Le foto attraverso cui Casimiro cercò di catturare le presenze esoteriche che raccontava abitassero il parco della villa, ritraggono baluginii e riflessi di luci. Ancor più evocativi sono i suoi acquerelli esoterici, i cui protagonisti sono fate, folletti ed altri straordinari personaggi.

Fatta eccezione per le passeggiate notturne nel parco, il posto prediletto da Casimiro era la sua poltrona, leggermente isolata dal resto della stanza, posta in modo da osservare quanto succedeva senza la necessità di dovervi prendere parte per forza di cose.

La poltrona era una piccola isola all’interno del microcosmo piccoliano, vivace circolo intellettuale cui presero parte molte delle eccellenze della cultura di allora.

Seduto su quella poltrona, Casimiro esplorò la vita in lungo e in largo attraverso i propri dipinti e le proprie fotografie. Il suo sguardo, comodo in quel porto sicuro, poté trasfigurare le cose e rinominarle, dando vita a tutte le storie custodite in ciascuno dei suoi dipinti.

La poltrona di Casimiro, insomma, è un invito a prendersi spazio, sottrarlo alle cose del mondo e darlo in pasto ai sogni. L’invito che tutti, per metterci al sicuro dalla frenesia del quotidiano, dovremmo cogliere.

Margherita Restelli

Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella

Villa-museo e parco

Capo d’Orlando SS. 113 km 109

Segreteria: 0941 957029 – 335 6661319 – 331 4924743

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