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Posted on dic 12, 2013 in Mostre | 0 comments

Le forme dell’amore nelle sculture di Rodin. Milano, Palazzo Reale

Le forme dell’amore nelle sculture di Rodin. Milano, Palazzo Reale

Scrive il poeta Rilke del laboratorio di Auguste Rodin: “C’erano pietre immerse nel sonno che, lo s’intuiva, si sarebbero ridestate a un qualche giudizio universale. Pietre racchiudenti un movimento, un gesto rimasto spontaneo quasi si trovasse in loro solo in custodia. (…) Erano ricolme della ricca e sorprendente irrequietezza della cosa vivente.”

Le parole di Rilke trovano riscontro in ciascuno dei marmi di Rodin che, fino al 26 gennaio 2014, saranno in mostra a Milano, a Palazzo Reale.

La prima cosa che colpisce delle opere dello scultore è la perfezione anatomica dei corpi, messa in risalto dal contrasto con l’indefinito: è spesso un contorno di pietra grezza, infatti, ad accogliere il marmo levigato dei corpi. La luce s’insinua così sulla pietra liscia, gettando su di essa ombre che infondono vita. I corpi di Rodin paiono emergere dall’indefinito, innalzarsi dalla materia.

Esempio ben calzante di questa tecnica è la Danaide, accovacciata coi capelli che scivolano sulla pietra grezza. I lobi delle orecchie sono tanto sottili da far trasparire la luce, le scapole sporgenti paiono appartenere a una persona addormentata, ma vivente.

Molti dei corpi di Rodin si stringono con voracità, spinti da inarrestabile furor amoroso. Si pensi a “Il peccato”, trionfo dell’amore passionale e della smania di dominio, in cui i confini dei corpi degli amanti, letteralmente, si fondono.

C’è poi la furia dell’abbraccio di Paolo e Francesca, nell’omonima scultura, in cui uno copre il volto dell’altra, come a volersi impedire a vicenda di guardare tutto ciò che è estraneo alla passione amorosa.

Passione che raggiunge il proprio terribile culmine in “Paolo e Francesca tra le nuvole”, in cui i due amanti sono trascinati nel vortice infernale, gli occhi chiusi, questa volta, per non dover più guardare il tremendo che sta loro intorno.

Nell’opera di Rodin le forme in cui si declina l’amore sono molte: c’è il pianto sul corpo dell’amato che non si potrà più possedere ne “La morte di Adone“, in cui lo spettatore non riesce a scorgere il viso di Venere: il suo dolore rimane segreto tra lei e l’amante perduto, sul quale volto abbandona il proprio.

C’è la picchiata in cui cadono gli amanti Alcione e Ceice, che hanno ceduto alla úbris, la tracotanza che li ha portati ad appellarsi l’un l’altra coi nomi di Era e Zeus.

C’è l’amore cosmogonico tra il Giorno e la Notte, l’uno come assopito sull’altra, e il fluttuare amoroso de “La Terra e la Luna“, che si sussurrano all’orecchio.

Trionfo dell’amore è infine “La mano di Dio“, in cui l’unione dei corpi maschile e femminile è circondata dalla presa salda di una mano di gigantesche proporzioni. Una mano che non abbandona né costringe, la mano dell’artista e quella di Dio, che qui coincidono, sono in fin dei conti la stessa cosa.

Margherita Restelli

La mostra a Palazzo Reale osserva i seguenti orari:

lunedì dalle 14.30 alle 19.30

martedì, mercoledì, venerdì, domenica dalle 9.30 alle 19.30

giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

24 dicembre 2013 dalle 9.30 alle 14.30

25 dicembre 2013 dalle 14.30 alle 18.30

31 dicembre 2013 dalle 9.30 alle 14.30

1 gennaio 2014 dalle 14.30 alle 19.30

6 gennaio 2014 dalle 9.30 alle 19.30

La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura.

Il biglietto intero costa 11 €, il ridotto 9,50. L’audioguida è sempre inclusa.

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