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Posted on mag 24, 2013 in Mare | 0 comments

Costa dei trabocchi: l’Abruzzo tra pesca, natura incontaminata e cucina succulenta

Costa dei trabocchi: l’Abruzzo tra pesca, natura incontaminata e cucina succulenta

La porzione di Adriatico che da Ortona termina a Vasto, lungo il litorale chietino, si distingue per ospitare originali costruzioni poggiate su scogli o proprio dentro il mare: i trabocchi.

Gabriele d’Annunzio, nato poco distante da qui, nel modo un po’ enfatico che lo caratterizzava, li ha definiti “grosse macchine pescatorie simili allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”.

Per stare con i piedi per terra, dato che non siamo il vate, occorre spiegare che si tratta di palafitte che assomigliano a un ragno e che servono da postazioni per la pesca.

Non è chiaro quando le popolazioni di questo tratto di costa abbiano cominciato a utilizzarle, ma il primo documento che ne parla risale al Quattrocento. È probabile che a costruirle non furono i pescatori, ma gli agricoltori, che non avendo né l’audacia né le conoscenze per spingersi in mare aperto e semplicemente volendo sommare a ciò che veniva dai loro raccolti un po’ di pesce, decisero di costruire delle rudimentali postazione di pesca.

I trabocchi sono uniti alla terraferma tramite un ponticello. I pali, appoggiati su scogli, su rocce o conficcati nel mare, hanno una base fatta di funi, tavole e assi. Dalla piattaforma si protendono, sollevati a qualche metro dall’acqua, dei lunghi bracci, detti antenne, che sostengono una rete. Per governare la rete si usa una sistema di argani e corde. Poi la rete è calata in acqua e di tanto in tanto viene rialzata. Quando la quantità di pescato è buona viene portato sulla piattaforma con un guadino,  e trasferito al mercato ittico.

La struttura aerea e leggera permette ai trabocchi si resistere alle intemperie e alle bizze del mare. Capita però che la tempesta se ne porti via un pezzo. A questo punto intervengono “i traboccanti”, che riparano là dove necessario attingendo a un gruzzolo di conoscenze che risalgono alla notte dei tempi.

Una visita lungo questo tratto di mare permette di avvicinare le profonde radici della cultura marinara e insieme di visitare luoghi di una bellezza rara, dove la natura ha mantenuto una certa asprezza e integrità.

In mezzo alla macchia mediterranea, tra il giallo delle ginestre, è possibile affacciarsi da promontori mozzafiato, accedere a spiagge incontaminate, fare due chiacchiere con qualche pescatore e gustare i prodotti tipici della zona.

Ortona, ad esempio, è un importante centro enologico. Presso Palazzo Corvo si trova l’Enoteca Regionale d’Abruzzo. Le sale espositive raccolgono i vini autoctoni e offrono uno spazio dedicato alla degustazione.

Come è facile immaginare qui la cucina di mare la fa da padrone e ha comunque un’impostazione semplice. Per cominciare ecco il guazzetto di cozze e di vongole o di pesci poveri. Spicca invece per rarità la trippa di pescatrice.

Favoloso è il brodetto in tutte le varianti locali, che si cucina facendo rosolare l’aglio e unendo il peperone e poi i pesci più poveri, messi in pentola con tempi diversi a seconda della consistenza delle loro carni.

Gli spaghetti alla chitarra, la pasta regionale per eccellenza, sono accompagnati da sughi con crostacei e mitili.

A luglio, a Cala Lenta, si tiene una manifestazione che unisce laboratori su cibo e vino, mercatini del pesce, cene sui trabocchi, uscite in barca, visite guidate, concerti. Un’occasione da non perdere per conoscere una zona del Belpaese di notevole fascino.

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