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Posted on giu 11, 2013 in Borghi, Mare | 0 comments

Villa Jovis a Capri: l’anima di Tiberio tra natura selvaggia e terrazze sul mare

Villa Jovis a Capri: l’anima di Tiberio tra natura selvaggia e terrazze sul mare

Capita a volte che il carattere di un uomo lasci un segno indelebile non solo nel ricordo della vita e delle opere, ma anche in tracce più concrete, tangibili. Prendete l’imperatoro Tiberio, ad esempio. Gli storiografi antichi descrivono il secondo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, come un uomo introverso, poco incline alla vita sociale, crudele: una personalità malinconica e sospettosa. Un ritratto fin troppo negativo che non tiene conto delle imprese belliche giovanili, compiute all’ombra di Cesare e Ottaviano e nelle quali dimostrò un talento militare non comune.

Succeduto piuttosto anziano ad Augusto, governò l’impero dal 14 al 37 d.C., conducendo una vita riservata e al tempo stesso una politica risoluta e pacifica. Lontano per educazione e carattere dagli intrighi e dalle maldicenze di corte, visse gli ultimi dieci anni del suo principato nell’Isola di Capri, guidando l’impero lontano da Roma, con tutti i rischi che la scelta comportava.

Dicevamo dei luoghi dove si annidano il cuore e l’anima di una personalità forte.  Per Tiberio, questo oggetto dello spirito sembra manifestarsi in Villa Jovis, il palazzo imperiale sull’Isola di Capri in cui concluse la sua vita.

Il palazzo sorge sulla parte orientale dell’isola, in vetta al promontorio che proprio dall’imperatore prende il nome, a un’altezza superiore ai 350 metri sul livello del mare. Per raggiungerlo, non c’è nessun mezzo a motore: è necessario armarsi di pazienza e ossigeno e camminare, un percorso tutto in salita che richiede, dalla piazzetta centrale di Capri, poco meno di un’ora. Non bisogna però disperarsi. La strada offre viste struggenti su tutta l’isola e dà la possibilità di godere appieno della sua natura selvaggia e prodigiosa. La strada, inoltre, non solletica solo la vista, bensì anche l’olfatto. In primavera ed estate, si ha l’impressione di camminare attraverso una vera e propria profumeria naturale, un miscuglio di erbe aromatiche, fiori da frutto – in particolare il limone di Capri, detto femminiello – e i gelsomini. E nei punti dove il panorama si apre in tutto il suo sublime, per dirla con Kant, si potrà sostare e riprendere fiato sulle panchine: respirare a pieni polmoni e saziare lo sguardo.

Giunti in cima, si ha l’impressione di aver raggiunto il nido di un anacoreta anziché il palazzo di un imperatore. Sulla destra, appena entrati, si trova una terrazza cintata, il cosiddetto “salto di Tiberio”. La leggenda vuole che da qui, dopo averle torturate e straziate, l’imperatore gettasse le sue vittime in mare. Come se non bastasse, se qualcuno sopravviveva al salto, in mare trovava una squadra di marinai che avevano il compito di ucciderlo a colpi di bastoni e remi. La notizia è tramandata da Svetonio e poi riportata da altri, ma pare che faccia parte di quel ritratto cupo e negativo che Tiberio suscitò attorno a sé.

La superficie del palazzo imperiale si estende per circa 7.000 metri quadri, e abbraccia un panorama che, a nord, contiene l’intero golfo di Napoli, da Ischia a Punta Campanella, mentre a sud domina l’intera isola, riservando ad ogni passo scorci sul centro di Capri. Costruita ai bordi di scoscesi dirupi sul mare, concede al visitatore di godere di tutte le sfumature del blu intenso dell’acqua che bagna l’isola.

L’architettura ha in sé gli elementi di una classica villa romana e di una piccola fortezza, e rivela una costruzione compatta a pianta quadrata dalla quale si distaccano alcuni ambienti. Avendo poco spazio a disposizione, Villa Jovis si dispone su terrazze costruite su più piani.

Al centro si trovavano le cisterne per la raccolta delle acque piovane, risorsa indispensabile su un’isola priva di fonti naturali. Gli architetti che la progettarono si trovarono, infatti, di fronte ad un grosso problema, ossia l’approvvigionamento idrico. L’acqua, se abbondava nei bassi rilievi dell’isola, scarseggiava nei livelli superiori. Con un progetto ardito, fecero costruire due o più cisterne di enorme portata disposte nelle fondamenta della villa stessa. Con la raccolta di acqua piovana nelle cisterne, fu resa possibile l’erogazione di acqua pura e potabile anche nei secoli successivi. L’acqua raccolta nelle cisterne veniva anche usata come riserva destinata alle terme, che nel palazzo disponevano di uno spogliatoio, di un calidarium e di un tepidarium.

Sul versante ovest della villa trovava posto il quartiere servile e a nord l’alloggio dell’imperatore e dei suoi collaboratori più fidati, come l’astrologo egiziano Trasillo di Mende. Sempre sul lato nord, la celebre loggia, di notevoli dimensioni per l’epoca e per gli spazi angusti del sito, e oggi un belvedere senza eguali sull’isola. Con pochi passi, nelle terse giornate di sole, si possono scorgere le terre del Cilento da un lato, e l’intero golfo di Napoli e oltre dall’altro.

Il versante est, invece, era occupato dalla sala del trono, mentre l’antico faro utilizzato per le segnalazioni con la terraferma e le osservazioni astronomiche è crollato pochi giorni dopo la morte di Tiberio a causa di un terremoto.

 Villa Jovis venne riscoperta nel XVII secolo sotto il dominio di Carlo di Borbone. Quindi, durante l’età borbonica, subì dei devastanti scavi durante i quali vennero asportati quasi tutti i pavimenti in marmo. Fu oggetto di altri interventi di scavo nel 1932, anno in cui prese luogo un lavoro di recupero che riuscì a valorizzare nuovamente le rovine del palazzo.

La villa è aperta dalle 11 alle 15 (quindi è bene mettersi in marcia piuttosto presto) e resta chiusa i martedì della prima metà del mese e le domeniche nella seconda metà del mese. Costo del biglietto: 2 euro.

di Fabrizio Allione

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