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Posted on ago 28, 2014 in Edifici sacri | 0 comments

La cupola di San Guadenzio a Novara: la vertigine di un visionario

La cupola di San Guadenzio a Novara: la vertigine di un visionario

L’uomo amava le sfide, inutile negarlo. Di chi stiamo parlando? Di Alessandro Antonelli, uno degli architetti che con più trasporto ha osato sfidare il cielo nella storia dell’architettura ottocentesca. Chi oggi getti uno sguardo su Torino, non può evitare la cupola piramidale della Mole Antonelliana, divenuta simbolo della città sabauda.

Ma ancora più sorprendente, per certi aspetti, è la linea appuntita e smisurata della cupola di San Guadenzio a Novara. Essendo zona piana buona per le risaie, è possibile scoprire lo slancio della costruzione in modo lampante, tanto che è possibile vederla a chilometri di distanza.

Si può quindi sostenere che Antonelli più che disegnare progetti proponeva sfide. Nel caso della Mole mise in ginocchio le banche degli ebrei torinesi. A Novara, secondo una storia dal sapore vagamente leggendario, fu addirittura sfidato a duello dal committente che non poteva più tollerare le lungaggini e le pretese titaniche dell’architetto.

Il progetto gli fu affidato nel 1841. Com’era solito agire Antonelli mirava a raggiungerne il completamento attraverso mistificazioni, miraggi, vie traverse.

Con i primo appalto spese i soldi, destinato a una cupola “normale” per rinforzare i piloni che avrebbero dovuto sorreggerla. Alla fine dei lavori quello che si presentava di fronte ai committenti era un abbozzo di cupola e nient’altro. Dopo le prevedibili polemiche, si aprì di nuovo la borsa per raggiungere lo scopo – avere una cupola. Antonelli ancora una volta procedette per la sua strada. Aggiunse un ordine di colonne, ma della cupola nemmeno l’ombra.

La pazienza dei finanziatori era la limite, anzi l’aveva superato, ma visto che la chiesa non aveva un tetto, furono costretti a dare un ulteriore impiego ad Antonelli.

Passarono ancora dieci anni circa. Nel 1887 la Cupola fu terminata. Con la statua posta sulla cima il complesso raggiunge i 126 metri d’altezza. Due anni dopo Eiffel terminò la torre che porta il suo nome a Parigi. L’architetto francese raggiunse sì i 301 metri, ma utilizzando il metallo, mentre Antonelli, la pietra. Non è un caso che la cupola novarese pesi 5.500 tonnellate.

Se osservare la torre da lontano può dare le vertigini, figurarsi quando si sale. È infatti possibile visitare non solo la basilica, ma anche la cupola. Il percorso inizia con la visita alla Sala del Compasso, situata a oltre 24 metri di altezza. Il nome deriva dal il compasso con il quale Antonelli preparò tutte le dime per la costruzione della cupola.
Si può salire ancora, fino ad arrivare a 45 metri. Qui il visitatore potrà godere di un panorama incantevole: la pianura sullo sfondo delle Alpi.

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