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Posted on apr 3, 2013 in Mostre | 0 comments

Cubisti cubismo: una mostra al Vittoriano di Roma

Cubisti cubismo: una mostra al Vittoriano di Roma

Immaginate Parigi all’inizio del XX secolo. Percorrete con la mente quali nuovi stimoli avevano a disposizione le persone, ma soprattutto gli artisti a quell’epoca. Ad esempio ciò che avevano realizzato i loro predecessori, gli Impressionisti su tutti. Quel loro spostare l’attenzione verso il quotidiano: le strade, le stazioni ferroviarie, i locali notturni. E poi la nascita, prima della fotografia e poi del cinema. Tanto per dare un’idea della forza persuasiva della settima arte, è capitato che, durante una proiezione, all’avvicinarsi di un treno allo schermo, le persone sedute in sala si alzassero e fuggissero atterrite. Pensate alla luce elettrica che permetteva di uscire anche di sera, pensate ai tram, alle prime auto, all’impressione che doveva aver dato la costruzione della Tour Eiffel,  con i suoi 324 metri di altezza e le 10.000 tonnellate di ferro. Ecco, Parigi era questo e molto altro ed era il motivo per cui tutti gli artisti vi accorrevano in massa.

Il problema che si ponevano era: come catturare il movimento, il dinamismo e la simultaneità che la metropoli offriva loro e metterli su tela?

Gli artisti che più si adoperarono a ottenere tale risultato furono Pablo Picasso, spagnolo, e Georges Braque, francese. I due collaborarono per compiere la rivoluzione cubista.

Si può forse dire che il quadro che ha dato il là alla svolta fu “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso, un dipinto che ruppe ogni legame con la pittura del secolo precedente e che si propose di superare la concezione spaziale classica. Il titolo allude alla malfamata via d’Avignone a Barcellona. Il soggetto è una scena di un bordello: protagoniste sono cinque prostitute ritratte in pose differenti. Un tema non nuovo e molto diffuso nella pittura francese dell’Ottocento. L’aspetto rivoluzionario delle “Demoiselles” non consiste dunque nel soggetto, ma nello stile. La prospettiva di origine rinascimentale, utilizzata fino ad allora dai pittori, è qui completamente abbandonata, con un effetto spiazzante per il pubblico e per la critica dell’epoca. Al posto di un unico punto di osservazione, compaiono molteplici vedute accostate, anche all’interno di una stessa figura. Ad esempio una delle donne ha un occhio dipinto frontalmente, in contrasto con il resto del volto, che è di profilo. Ciò che nella realtà è possibile vedere solo in momenti successivi, girando attorno a una persona o a un oggetto, è riunito da Picasso in un’unica rappresentazione simultanea. In una parola: Cubismo. A dargli manforte c’è Braque che tanto quanto Picasso costruisce quadri con forme spezzate, piani sovrapposti, simultaneità del punto di vista e pochi colori dai toni dimessi: marroni o grigi.

Ma il cubismo influenza anche le altre arti.

Tale dimensione è resa evidente dalla mostra ospitata al Vittoriano di Roma, intitolata Cubisti, cubismo dove, oltre a poter osservare alcuni dei capolavori di Picasso, Leger, Braque, Goncharova, sono state pensate sezioni dedicate ad altre arti in cui il cubismo ha avuto influenza. La letteratura, ad esempio, con i testi di Gertrude Stein accompagnati da disegni, incisioni, litografie di carattere cubista. La musica, in cui si evidenziano le influenze cubiste su Stravinskij, Satie e Schönberg. Il cinema con cortometraggi di impianto cubista e il teatro con Picasso che, per esempio, realizza i costumi e le scenografie del balleto “Parade” dove suoni, gesti, grida, rumori, musica, danza, acrobazia, poesia, pittura, vanno a comporre ciò che Cocteau, autore del poema da cui è tratta l’opera, credeva fosse cubismo.

Non mancano sezioni dedicate al modo in cui il cubismo ha avuto influenza su moda e arti applicate.

Insomma la mostra offre un vero e proprio viaggio in uno dei movimenti artistici che più ha influenzato l’arte del Novecento.

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