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Posted on apr 9, 2013 in Musei | 1 comment

Il museo Peggy Guggenheim di Venezia acquisisce la collezione Schulhof

Il museo Peggy Guggenheim di Venezia acquisisce la collezione Schulhof

Il cognome Guggenheim evoca subito un’immagine lampante e condivisa: arte.

La Fondazione Solomon R. Guggenheim infatti gestisce alcuni dei musei più famosi del mondo. Il Solomon R. Guggenheim di New York, disegnato da Frank Lloyd Wright, il Guggenheim Museum di Bilbao, progettato da Frank Gehry e Palazzo Leoni Montanari, casa di Peggy, situato sul Canal Grande di Venezia.

Nel primo caso, risalente alla fine degli anni ’60, l’edificio, all’esterno, si snoda come fosse un nastro di cemento bianco, mentre all’interno dà vita a una galleria espositiva che sale a spirale, piano dopo piano, fino alla cima dell’edificio.

Il Guggenheim Museum di Bilbao è stato inaugurato nel 1997, ed è certamente uno dei musei più sorprendenti mai concepiti, una costruzione di grande complessità, sinuosa, imprevedibile, le cui varianti architettoniche sono esaltate dal rivestimento in titanio.

Palazzo Leoni Montanari è architettonicamente più comune, ma è inserito lungo la via d’acqua più celebre del mondo che di comune non ha nulla.

Si tratta di un’abitazione iniziata nel 1748 e mai portata a termine del tutto. La famiglia Venier che la commissionò è una delle più antiche della Serenissima e sui motivi per cui il progetto non fu mai finito esistono storie tra le più variopinte. Eccentrici furono anche molti inquilini, come la Marchesa Luisa Casati, ospite dei Balletti Russi e soggetto di più di 200 ritratti di svariati artisti, tra cui Boldini e Man Ray.

Peggy Guggenheim acquistò il palazzo nel 1948 facendone casa sua. Tre anni dopo la aprì al pubblico rendendo visitabile una collezione d’arte fantastica, frutto dell’amore per le avanguardie novecentesche e che comprende capolavori di Cubismo, Futurismo, Pittura Metafisica, Astrattismo europeo, Surrealismo ed Espressionismo Astratto americano.

A questa collezione dedicheremo un articolo ad hoc, più avanti, così come al personaggio Peggy. Invece oggi vogliamo puntare i riflettori su una recente acquisizione del Museo, la collezione Schulhof. Ottanta opere del secondo dopoguerra che si vanno ad aggiungere a quelle già presenti.

Gli Schulhof erano una coppia sui generis. Lei tedesca, lui ceco, entrambi di origine ebraica e quindi costretti, proprio negli anni che precedettero lo scoppio della seconda Guerra Mondiale, a intraprendere una viaggio rocambolesco che li portò negli Stati Uniti.

Gli Schulhof avevano fatto la propria fortuna come editori di cartoline d’autore. Qui apriamo una parentesi cinematografica che non c’entra nulla con il nostro discorso. Nel 2009 è uscito un film intitolato “500 giorni insieme”. Il protagonista è uno scrittore di cartoline presso una società di biglietti d’auguri. La pellicola è una obliqua e amara riflessione sull’amore supportata da una colonna sonora notevole. Se non l’avete visto in sala, recuperatelo per una visione casalinga. Merita.

Torniamo agli Schulhof, che si incontrarono a Londra e decisero di prendere il transatlantico Rex per fuggire negli Stati Uniti.

A partire dal 1947 iniziarono a occuparsi di arte.

Come Peggy anche Hannelore, divenuta moglie di Rudolphe Schulhof, rimase impressionata la prima volta che vide un Pollock. Non se la sentì però di investire dei soldi su lui. Errore imperdonabile visto che poi le sue tele divennero troppo costose. Da lì in avanti la passione per gli artisti contemporanei rapì entrambi i coniugi che si impegnarono a sostenerli e ad acquistare le loro opere. Elemento determinante per la costruzione di una collezione coerente fu il fatto che gli Schulhof avevano gusti piuttosto simili.

Conobbero Peggy nel 1954, durante una Biennale di Venezia. Lei aprì loro la strada a artisti che ancora non conoscevano. Le attenzioni collezionistiche degli Schulhof non tralasciarono l’Italia dove furono colpiti dall’arte Informale, in particolare quella di Afro, Capogrossi e Santomaso. Per saperne di più vi rimandiamo a un nostro articolo che ne spiega le caratteristiche.

La collezione, oggi visibile presso Palazzo Leoni Venier, comprende tra gli altri  opere di Alberto Burri, Willem de Kooning, Lucio Fontana, Jean Dubuffet, Jasper Johns, Mark Rothko, Cy Twombly, Andy Warhol, Anish Kapoor.

Ecco quindi un altro ottimo motivo per visitare quello che non è solo un Museo, ma qualcosa di più, uno spazio che per posizione, opere esposte, atmosfera offre a chi lo visita un’esperienza che va oltre l’arte. Per dirla con le parole di Hannelore “l’arte […]  conferisce alla mia vita una dimensione che va al di là del mondo materiale in cui vivo…

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  1. Venezia. Fino all'8 settembre 2013: Robert Motherwell | Smartrippin
    [...] tra il 1941 e il ’51. Con una sessantina di lavori, l’esposizione è anche un omaggio a Peggy Guggenheim, …

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