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Posted on mar 31, 2013 in Bergamo | 0 comments

Guida di Bergamo: i luoghi da non perdere

Guida di Bergamo: i luoghi da non perdere

E’ una delle città di maggiore fascino d’Italia: Ecco una Guida di Bergamo

Tappa 1: Piazza Vecchia

E’ il luogo da dove partire per decifrare la storia millenaria della città. Il centro attorno al quale ruota il resto della vita del borgo. Da lì partono vie, piazze, palazzi, edifici sacri, architetture civili e militari di notevole interesse, che raccontano di numerose storie utili a entrare in sintonia con Bergamo e ad assaporarne il carattere. Per cominciare mettetevi al centro della Piazza, accanto alla Fontana Contarini con i leoni, i serpenti e le sfingi che sputano acqua. Circumnavigatela, osservando i palazzi che affacciano sull’antico rettangolo e godetevi lo spettacolo. A sud scoverete Palazzo della Ragione con il bianco Leone di San Marco al centro, alla sua destra, Palazzo del Podestà. Proseguendo in senso orario vi imbatterete nella Biblioteca Angelo Mai, con la facciata di marmo bianco e, per finire, sul lato orientale, scoprirete alcuni palazzi con resti di affreschi e un passaggio che conduceva alla canonica, il luogo dove risiedeva il clero.

Tappa 2: Funicolare

Bergamo è rinomata per avere due nuclei urbani: Città Alta, il borgo vecchio chiuso dalle Mura Venete, e Città Bassa che costituisce la zona moderna. Verso la fine dell’Ottocento, i bergamaschi sentirono l’esigenza di un mezzo rapido che collegasse le due anime cittadine. La soluzione arrivò nel 1887: la funicolare. Venne ricavata una salita tra le Mura Venete che collega viale Vittorio Emanuele II, in Città Bassa, e Piazza Mercato delle Scarpe, in quella Alta. Il dislivello è di 85 metri e la pendenza massima raggiunge il 52%. La corsa dura 3 minuti, ma ne vale la pena.

Tappa 3: Mura Venete

La passeggiata per antonomasia è costituita dalle Mura Venete, l’anello di sei chilometri che circonda il nucleo storico. Furono Costruite dai Veneziani a partire dal 1561 per dotare la città di fortificazioni più adatte a resistere all’attacco delle armi da fuoco. Per completare l’opera furono distrutte case, orti, muri, botteghe, monasteri, chiese. Il cantiere andò avanti per quasi trent’anni. L’impegno e i costi salirono a dismisura e quando i lavori si conclusero nel 1588, l’assetto politico era già cambiato, tanto che le mura non furono mai usate per scopi difensivi. In compenso mutarono il volto della città. La prospettiva che si gode è infatti duplice. A sud Città Bassa, la pianura, i colli e i monti circostanti, a nord il nucleo antico con i muri, le case torri, le terrazze, i giardini, i viottoli, l’armonia dei materiali che si incastra nella vegetazione.

 Tappa 4: Torre del Campanone

In piazza vecchia si eleva la Torre del Campanone con i suoi 54 metri di altezza. Durante il Medioevo le torri erano un elemento molto presente nel paesaggio cittadino. Tali costruzioni crebbero di numero soprattutto durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini. L’attuale torre in origine apparteneva alla famiglia Suardi, di fazione ghibellina. L’altra torre che si è salvata e che si distingue nel panorama del borgo è la Torre del Gombito, della famiglia guelfa dei Rivola.

Il Campanone con i suoi rintocchi segnava i momenti della vita comunitaria: feste, lutti, lavoro, riunioni del consiglio. Al tramonto, la campana batteva cento colpi, segnalando a coloro che stavano fuori dalle mura che le porte della città stavano per essere chiuse. L’abitudine è rimasta viva anche oggi.

Tappa 5: Santa Maria Maggiore

Viene chiamata “Cappella della città”. Si distingue dal vicino Duomo proprio per essere la chiesa dei cittadini e non del clero. Durante il periodo comunale ha accolto assemblee del popolo ed è stata utilizzata per passare più alla svelta da una piazza a un’altra. Non era raro vedere persone che guidavano animali all’interno delle navate. Meritano attenzione il portale principale, decorato da un protiro, opera di Giovanni da Campione, realizzato tra il 1351 e il 1353. È chiamato dei “leoni rossi” poiché le fiere su cui si reggono le colonne sono state ricavate dal marmo di Verona. I leoni sono messi a proteggere il portale da un possibile accesso del male. L’archivolto che delinea l’ingresso è una eccezionale dimostrazione di maestria scultorea. Lungo il suo perimetro infatti si inseguono scene di caccia. Si tratta di riferimenti simbolici facilmente comprensibili anche da chi non sapeva leggere.

 Tappa 6: Cappella Colleoni

La cappella è la tomba di Bartolomeo Colleoni, uno dei più famosi capitani di ventura del Rinascimento. Per farla costruire pretese di abbattere una parte della vicina Santa Maria Maggiore. L’edificio è a pianta quadrata, è sormontata da un tamburo ottagonale che termina con una cuspide aguzza che si armonizza con le decorazioni della chiesa. Se i leoni, all’ingresso di Santa Maria Maggiore, volevano allontanare il male, ben diverso è ciò che vuole comunicare la facciata della cappella colleonesca. Siamo in pieno Rinascimento ora, l’uomo diventa il centro, non più come nel mondo medievale che poneva dio al centro dell’universo e imponeva all’uomo una totale sottomissione al volere e al potere della Chiesa. Con il suo mausoleo Colleoni ci vuole raccontare fin dalla facciata e dagli elementi decorativi questo approccio. Nello zoccolo, i bassorilievi riprendono temi mitologici come le Storie di Ercole, che alludono alle virtù guerresche del condottiero.

Hanno la stessa funzione i busti di Cesare e di Traiano situati nei tondi a lato del rosone. Sulle lesene laterali si rincorrono medaglioni di stampo classico. Il rosone stesso è un’allusione diretta alla forza bellica di Colleoni. I raggi che lo compongono sono simili a cannoni e ci suggeriscono come il condottiero sia stato fra i primi a usarli in battaglia.

 Tappa 7:  Sentierone

Proprio di fronte al teatro Donizetti si sviluppa un largo viale alberato costeggiato da portici e pavimentato in pietra, il cosiddetto Sentierone. Fu aperto dai mercanti bergamaschi nel 1620 e qui si svolgevano le contrattazioni della vicina fiera di Sant’Alessandro. Oggi è il luogo del passeggio cittadino. Potrete godervi alcuni momenti di relax seduti in uno dei numerosi bar che si affacciano lungo il percorso.

Il più famoso è certamente Balzer. Il locale esisteva già, ma fu rilevato dalla famiglia Balzer nel 1936. In breve il locale divenne sinonimo di caffè alla moda e pasticceria superlativa. Un punto d’incontro, un salotto, proprio davanti al Teatro Donizetti, che ha visto seduti ai suoi tavolini Maria Callas, Mastroianni a Gassman e tanti altri protagonisti del mondo dello spettacolo.

 Tappa 8: Scalette

Bergamo è dotata di un sistema di sentieri che uniscono Città Alta e quella Bassa. Questi passaggi offrono una visione cittadina incantevole, scorci sorprendenti. Rappresentano aree legate alla civiltà agraria, conservatesi anche in un contesto post industriale. Grazie a loro, anche a dispetto di un poco di fatica, è possibile raggiungere varie zone della città in breve tempo, quasi sempre in contesti campestri, circondati da pietre vive, fiori selvatici, terrazzi coltivati, giardini.

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