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Posted on giu 13, 2013 in Oggetti di design | 0 comments

Vetri d’arte a Murano nel Novecento: design e tradizione artigiana

Vetri d’arte a Murano nel Novecento: design e tradizione artigiana

A Murano l’incanto della creazione del vetro si rinnova dall’inizio dell’anno Mille. I maestri vetrai veneziani infatti già dal 982 realizzavano ampolle in vetro con la tecnica della soffiatura. Nella seconda metà del Duecento tutte le fornaci vennero trasferite nell’isola di Murano, per evitare il possibile propagarsi di incendi in città.

Dopo novecento anni circa di meraviglioso lavoro artigianale, agli inizi del XX secolo, all’artigianalità si è unita la creatività di architetti e designer. Si è trattato di un periodo di notevole fermento, unico nella storia della lavorazione del vetro. Gli artisti presero a disegnare manufatti, vasi soprattutto, costringendo i maestri muranesi a sperimentare e a scovare nuove possibilità espressive.

Fino al XX secolo la produzione di vetri a Murano riprendeva modelli rinascimentali. Poi però, sull’onda dalle creazioni di Louis Comfort Tiffany negli Stati Uniti e di Emile Gallé in Francia, anche in Italia, seppure in ritardo, si andò a plasmare un nuovo modo di concepire il vetro artistico.

Furono due pittori, Vittorio Zecchin e Teodoro Wolf Ferrari a iniziare la collaborazione con la vetreria degli Artisti Barovier. I vasi murrine, piccole tessere di tessuto vitreo, si ispiravano ai temi della natura, come facevano gli artisti del liberty, ma introdussero una vena più astratta rispetto ai colleghi esteri.

Nel 1921 Paolo Venini e Giacomo Cappellin decisero di fondare la V.S.M. Cappellin Venini & Company, una fornace che mirava a concepire vetri al di fuori dei canoni tradizionali.

La sinergia tra designer e artigiani divenne sempre più stretta. La produzione vetraria si orientò verso i gusti dell’alta borghesia che preferiva un disegno sobrio ed essenziale rispetto a quello comune definito da linee sgargianti e colorate.

Nel 1925 la società si sciolse. Cappellin fondò la Maestri Vetrai Muranesi Cappellin & Company, mantenendo come direttore artistico Vittorio Zecchin, che creò i celebri vasi Neri e Rossi.

Paolo Venini invece diede vita alla V.S.M. Venini & Company. Napoleone Martinuzzi, il designer della casa, cominciò a sperimentare nuove tecniche. I suoi vetri pulegosi aprirono un acceso dibattito. Il termine deriva dalla piccole bolle d’aria che si formavano nel vetro e che lo facevano sembrare bucherellato. A Murano puleghe è un termine che indica le bolle d’aria che rendono il vetro imperfetto. A far da reagente con la massa bollente era stato usato il petrolio che moltiplicava le bolle d’aria.

Nel 1926 la direzione artistica della M.V.M. Cappellin & Company fu assunta dal giovane Carlo Scarpa. Il giovane architetto, chiamato per ristrutturare la fornace, mostrò di avere anche altri talenti e Giacomo Cappellin lo invitò a fermarsi e a lavorare alla creazione dei suoi vetri. Scarpa riesumò delle tecniche in disuso in quel periodo e ci aggiunse la sua creatività. Restano celebri le paste vitree che fece con dei colori estremamente brillanti che li facevano somigliare alla ceramica più che al vetro. Il rapporto che egli ebbe con i maestri vetrai fu molto schietto poiché non si accontentava di lavorare con quello che la fornace produceva normalmente, lui voleva sperimentare. Schietto, ma non facile visto che gli artigiani tendevano a negare di poter fare ciò che Scarpa proponeva loro. Il designer però riuscì sempre a convincerli e a realizzare ciò che aveva in mente.

Agli anni 30 appartengono i vetri Primavera di Ercole Barovier frutto di sperimentazioni, ma anche di casualità. La densità dei vasi infatti nacque da un impasto fortuito e irripetibile.

Nel 1934 Carlo Scarpa si trasferì da Venini. Fino al 1947 le sue collezioni offriranno alla casa madre una forte personalità, rigore estetico e potenza immaginifica. I Sommersi e i Corrosi, ad esempio, reinterpretano la concezione stessa del vetro, sempre più assimilato alla natura di altri materiali come il marmo, i tessuti o le superfici pittoriche.

Dopo la seconda Guerra Mondiale presero il sopravvento i vasi dai colori accesi, come i Pezzati di Fulvio Bianconi prodotti per la Venini & Company, ideati in un clima di vivace energia creativa e libertà espressiva.

I Fazzoletti invece, creati da Fulvio Bianconi e Paolo Venini negli anni Cinquanta, operano nel regno del bianco. Il fotogramma ironico dei merletti in vetro segna un alto momento di sperimentazione, dove le suggestioni materiche e immaginative si intrecciano.

La forza creativa innescata a Murano agli inizi del Novecento riesce a sprigionare energia anche oggi. La tradizione oggi è portata avanti  da artisti giovani e meno giovani. Alcuni propongono opere uniche, come vere e proprie opere d’arte. In ogni caso il vetro continua a mostrare la sua anima multiforme, leggera e trasparente, colorata e mistica, manipolata e pura, misteriosa e magica, ma sempre orientata a proporre oggetti di cui non stancarsi mai.

Museo del Vetro
Fondamenta Giustinian 8,
30121 Murano
Tel. +39 041 739586
Fax +39 041 5275120
Email museo.vetro@fmcvenezia.it

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