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Posted on Ago 19, 2014 in Brescia, Edifici sacri | 0 comments

Museo di Santa Giulia a Brescia: splendori rinascimentali

Museo di Santa Giulia a Brescia: splendori rinascimentali

Nel cuore di Brescia, fra le viuzze acciottolate, dove all’improvviso si aprono squarci su quella che era la Augusta Brixia, la città romana, si estende uno dei più sorprendenti musei italiani.

Il Museo di Santa Giulia a Brescia è un vero e proprio sistema di bellezza, un complesso di edifici dove si intrecciano quasi 3000 anni di arte e di storia civica.

Come altri complessi espositivi più celebri e più estesi andrebbe visitato a puntate, godendosi con calma le numerosi sezioni, magari prevedendo due visite, una dedicata al monastero e la seconda alla storia della città.

In entrambi i casi vi apparirà chiaro il lavoro che, a partire dal 1998, è stato compiuto per allestire nel modo più efficace gli oltre 11.000 pezzi della collezione e per restituire l’originale splendore delle architetture che la ospitano. Uno sforzo che è culminato nel 2011, quando già parte del sito seriale “I Longobardi in Italia” è diventato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Come detto sopra conviene individuare una zona del complesso per godere appieno delle sue storie e delle sue bellezze. Prendiamo quella che, a chi faccia il percorso per la prima volta, sprovvisto di ogni conoscenza, si presenta come un’autentica sorpresa, un intervallo inatteso e mozzafiato, il Coro delle Monache.

Inserito in un itinerario articolato, fatto si corridoi, scalette, passaggi minuscoli, si presenta come una visione, una calamita che cattura con la forza del colore, con il tono e la freschezza degli episodi narrati, un insieme che lo rende uno degli episodi più interessanti e, purtroppo, meno conosciuti del Rinascimento italiano.

Il Coro delle Monache si trova fra due chiese contigue, quella di Santa Giulia, nata a fine Seicento e quella di San Salvatore fondata nel 753. A volere quest’ultima furono il re longobardo Desiderio e la moglie Ansa che innalzarono anche il monastero con l’intenzione di rendere la figlia Ansalperga la prima badessa. Abbazia e chiesa crebbero con il tempo e nel 1466 si decise di costruire il coro con l’intenzione di permettere alle religiose di assistere e cantare alle funzioni, senza essere viste.

Lo spazio si articola su due livelli. Quello superiore è occupato dal coro vero e proprio, collegato a est con San Salvatore grazie a tre finestre dotate di grata, a ovest con Santa Giulia tramite un arcone. L’ambiente sottostante è ampio e chiuso da una volta a botte. Lungo le pareti è ritmato da archi a tutto sesto dalla forte impronta rinascimentale. Sulle pareti si svolge la narrazione affrescata, opera di Floriano Ferramola e di Paolo da Caylina il Giovane. Il tema della salvezza è trattato estraendo episodi dall’infanzia, della passione e della resurrezione di Cristo. Di notevole resa è la crocefissione che occupa tutta una parete e che riserva sorprendenti dettagli illusionistici, come la brocca a rilievo in stucco impugnata da un soldato. In generale sia nell’impianto coloristico che nella mano il ciclo manifesta una notevole omogeneità che lo rende molto evocativo e sorprendente.

All’interno è stato collocato, con un’azzeccata mossa espositiva, il Mausoleo Martinengo, un monumento funebre in marmo e bronzo, opera di Bernardino dalle Croci, di inizi Cinquecento, fra i capolavori del genere del Rinascimento lombardo.

Una volta terminata la visita al Coro delle Monache si può raggiungere uno dei tre chiostri che compongono il monastero e godersi lo spazio verde nella tranquillità di un tempo senza tempo.

Orari
1 ottobre-15 giugno: da martedì a domenica ore 9.30-17.30. 16 giugno-30 settembre: da martedì a domenica ore 10.30-19.00. Chiuso tutti i lunedì non festivi.

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