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Posted on feb 20, 2013 in Sapori | 1 comment

I sapori che ricordano i luoghi

I sapori che ricordano i luoghi

Quando ero alto così, a sì e no dieci anni, i miei mi portarono in vacanza a Marina di Massa. Di quel periodo toscano ho ricordi perlopiù nebulosi. Se mi concentro vengono a galla sprazzi di partite a biglie, quelle di plastica, con le foto dei ciclisti un po’ sfuocate per l’umidità. Io prendo Baronchelli, io Saronni…

Le gare si svolgevano su piste di sabbia tracciate trascinando il più leggero fra i partecipanti con il sedere nella sabbia e scavando almeno un sottopasso strettissimo, grattando nel terreno umido.

A parte le gare a biglie, ho un altro ricordo sorprendentemente netto di quei quindici giorni, così preciso che se non fossero passati trent’anni, sarei persuaso fosse successo ieri o al massimo due giorni fa.

La sera, nel parco cittadino, c’era l’abitudine di mettere su uno spettacolo di burattini. Il teatrino se stava lì fisso anche durante il giorno, ma acquisiva fascino e meraviglia solo al calare delle tenebre, quando tutti i bambini gli si radunavano attorno e aspettavano che andassero in scena le storie di Arlecchino e Pantalone e di tutte le altre maschere della commedia dell’arte.

Era divertente, mi piaceva il tono delle voci, un po’ alto e finto che il burattinaio dava ai personaggi, soprattutto quando litigavano. A volte ridevo per inerzia, perché gli altri attorno a me ridevano, anche se a me quella battuta o quel gesto non dicevano un granché. Era bello lo stesso, era come far parte di una squadra.

I genitori se ne stavano nelle retrovie, a semicerchio, e quando dopo un quarto d’ora, venti minuti, lo spettacolo finiva, ci aspettavano lì, a braccia conserte, sorridenti.

Era in quei pochi metri che dovevo coprire per raggiungere i miei che prendeva vita uno dei momenti di attesa più intensi che abbia sperimentato da quando ho memoria.

Non distante dal teatrino, c’era un chiosco con un tizio, forse un parente del burattinaio, che vendeva tranci di pizza. Dietro il vetro sporco sbucavano enormi teglie di “Margherita”, solo “Margherita”, tagliata in rettangoli enormi.

C’era un patto non scritto con mia madre e mio padre, che dopo lo spettacolo delle marionette, mi spettasse una di quelle fette. Mentre scrivo queste righe, mi viene ancora l’acquolina in bocca. Quella pizza era straordinaria, davvero. Non ne ho mai più mangiata una così. O forse, adesso che ci penso, la pizza era sì buona, ma non eccezionale come la sto dipingendo. Magari era quel miscuglio di attesa e divertimento, quell’occasione così intima fra me e i miei genitori, fra me, i burattini e il pizzaiolo, la pineta circostante, il calore dell’estate, le stelle sopra la testa che la rendeva e la rende eccezionale ai miei sensi pure oggi.

Siamo abituati a pensare, soprattutto a causa delle foto che scattiamo a raffica, presi dalla sindrome giapponese, che i ricordi dei posti che amiamo e abbiamo amato di più siano legati alle immagini, invece, spesso sono connessi ai sapori, ai profumi, agli odori. Senza quella pizza, il ricordo di quell’estate e di quel luogo, sarebbe svanito, probabilmente.

Ecco, vi lancio una piccola sfida. Raccontatemi i vostri luoghi preferiti a partire non dal ricordo visivo, ma olfattivo e gustativo.

Ciao.

biglie3

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1 Comment

  1. Un sapore a me caro che ricorda un luogo ed un momento passato è quello della frutta caramellata! Quando ero piccola in vacanza con la mamma a Cesenatico, in spiaggia, passavano i signori che la vendevano gridando: “Piangete bambini che la mamma ve la compera!”. Saluti
    M.G.

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