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Posted on giu 25, 2013 in Musei | 2 comments

MAGMA Follonica: un museo tra archeologia industriale e tecnologie multimediali

MAGMA Follonica: un museo tra archeologia industriale e tecnologie multimediali

In un mondo che si va sempre più smaterializzando grazie all’ascesa prepotente della cultura digitale, recuperare, attraverso opere di musealizzazione efficaci e intelligenti, il lavoro per come era inteso nel XIX secolo, può aiutare a capire da dove veniamo e cosa siamo stati prima di giungere all’oggi.

Prendiamo Follonica, una città in provincia di Grosseto, posta in una zona che già dal tempo degli Etruschi, è stata un centro importante nella lavorazione dei metalli, data la vicinanza alle colline metallifere. L’attività mineraria ha influenzato la vita lavorativa e culturale di tutto il territorio. Ma è stato a partire dal 1834 che Leopoldo II di Toscana scelse di costruire proprio qui le Reali e Imperiali Fonderie e di dare un impulso moderno all’attività della lavorazione dei metalli che affondava le radici in epoche remote. Attorno alle fonderie si andò a creare un villaggio con edifici residenziali e con servizi necessari a coloro che erano stati costretti a trasferirsi a Follonica per lavoro. L’impianto siderurgico si specializzò nella produzione della ghisa e per lungo tempo, al suo interno, operò uno dei più avanzati forni fusori conosciuti.

Dal 29 giugno 2013 l’edificio che ospitava lo stabilimento si ripresenta al pubblico sotto una nuova veste, diventando la casa del MAGMA. Il museo si propone di raccontare un pezzo rilevante della storia tecnologica, artistica e umana dell’officina di Follonica e della regione dove è cresciuta.

La progettazione del MAGMA è frutto di un lavoro d’equipe diretto da Barbara Catalani, architetto, Marco Del Francia, progettista e direttore dei lavori dell’allestimento, Tiziano Arrigoni, storico, con la consulenza di Claudio Casini e Marica Pizzetti e la supervisione di Miria Magnolfi, direttore della Biblioteca della ghisa. L’allestimento interattivo e multimediale è a cura di Asteria Multimedia.

Il percorso espositivo si sviluppa sui tre piani dell’edificio e dedica a ogni piano una sezione specifica. È però la zona centrale, costituita da un spazio alto e stretto, che un tempo ospitava l’altoforno, a funzionare da centro attrattivo di tutto il museo.

Una grande installazione, formata da una cascata di lamelle metalliche, ricrea la forma e la dimensione del forno fusorio. I materiali con cui sono state costruite le lamine ricordano le fasi di lavorazione della ghisa, dal rosso dell’incandescenza alla trasparenza del fumo. Con cadenza regolare la finestra che illumina l’installazione si oscura e un gioco di luci proietta sui muri ombre di uomini, illusioni di luce che ricordano chi lavorava alla fusione. L’effetto di immedesimazione è amplificato anche da un riuscito lavoro su suoni e rumori. L’installazione riesce a evocare in maniera scenografica l’arte del forgiare il ferro.

Il primo piano espositivo è dedicato al grande livello di specializzazione raggiunto dallo stabilimento di Follonica nell’arte di plasmare il ferro. Si possono ad esempio osservare i modelli di legno, lavorati a mano come vere e proprie sculture, che venivano usati come getti per infondere la forma voluta.

Nel percorso vengono evocate le figure di Alessandro Manetti e Carlo Reishammer, i due architetti che progettarono la chiesa di San Leopoldo di Follonica. Si tratta della primo edificio sacro italiano a includere elementi in ghisa, come il pronao, il rosone della facciata e l’abside.

Il secondo piano è dedicato alla storia della Fonderia e del territorio e di come siano stati protagonisti del mondo siderurgico.

Un raro documentario, risalente al 1926, mostra le tecniche estrattive ottocentesche, fedelmente ricostruite dai registi negli anni Venti del ‘900. Un altro filmato racconta il lavoro dei carbonai, ormai quasi perduto, che tanta importanza ha avuto nella storia delle Fonderie di Follonica.

Un diorama garantisce la ricostruzione di tutte la fasi di lavorazione del ferro secondo le tecniche di fusione sviluppate nel VI secolo a.C. dalla civiltà etrusca.

Il piano seminterrato invece ci conduce nel complesso sistema tecnologico utilizzato dallo stabilimento per la fusione della ghisa. Il restauro ha portato alla luce il fascino di un luogo in cui si svolgeva la macchina produttiva, dove è possibile assimilare, ad esempio, le fasi di lavorazione del minerale necessarie a ottenere il prodotto finito.

Proiezioni, touch-screen, simulazioni, testimonianze video, ricostruzioni sonore, testimonianze di alcuni degli ultimi lavoratori (la Fonderia ha smesso di operare nel 1960) offrono uno spaccato vivido, molteplice e partecipato di ciò che era il lavoro nel forno, nonché la passione e la maestria necessarie a portare avanti un’attività antica, realizzata con tecniche nuove.

Insomma il MAGMA è una nuova realtà museale che cerca di restituire la storia di un territorio, ma allo stesso tempo capace di parlare una lingua universale, che reinterpreta un mondo che non è molto distante da noi, ma che per la velocità con cui si evolve la storia sembra appartenere non al secolo scorso, ma a epoche molto molto più lontane.

Museo delle Arti in Ghisa nella Maremma
Comprensorio ILVA
58022 Follonica (Grosseto)
tel +39 0566 59243/59004 fax +39 0566 41305 / 59382 info@magmafollonica.it www.magmafollonica.it

Orari
Giugno/Agosto: 17.30 – 23.30 Settembre/Maggio: 15.30–19.30 Chiuso il lunedì.
Visite guidate e laboratori su prenotazione: tel +39 0566 59243/59004 prenotazioni@magmafollonica.it
Ingresso
Intero: € 4
Ridotto: € 3
(studenti universitari, over 65, gruppi >15) Scuole: € 2
Gratuito: Under 12, insegnanti con classi, guide turistiche, disabili, membri Icom, dipendenti Mibac, possessori Edumusei, soci Coop

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2 Comments

  1. Assolutamente da vedere…dovunque voi siate, fate un salto a Follonica, troverete un Museo di livello “europeo”. Anzi definirlo Museo è limitativo…è un viaggio affascinante di suoni, colori, ritratti di uomini e donne. E’ arte contemporanea allo stato puro e al tempo stesso una lezione di storia..
    Finalmente l’archeologia industriale trova nel nostro paese un centro di eccellenza. Tutt’intorno è Grey Cat Festival 2013, Teatro, Danza,Cinema….

  2. La visita merita soprattutto per come un gioello di archeologia industriale interagisce con i modelli narrativi contemporanei, conducendoci in un viaggio tra memoria e magia

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