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Posted on apr 19, 2013 in Musei | 0 comments

Museo Enzo Ferrari: un viaggio dentro la leggenda

Museo Enzo Ferrari: un viaggio dentro la leggenda

Velocità, rombo, motori, meccanica: parole che sembrano tagliate su misura per chi abita lungo la via Emilia. Deve possedere un DNA speciale questo tratto di strada, visto che lungo il suo percorso, nel Novecento, sono nati alcuni dei miti del motorismo italiano e internazionale. I marchi Ferrari, Ducati, Lamborghini, Maserati, De Tomaso sono concentrati in pochi chilometri, nomi che oggi come ieri evocano fin da subito passione, sprint e meraviglie tecnologiche.

Per celebrare il più famoso di questi nomi, circa un anno fa, è stato riaperto il Museo Enzo Ferrari.

Il nuovo museo unisce due edifici. Il primo, storico, in mattoni rossi, con la scritta a caratteri cubitali “Officina meccanica Alfredo Ferrari” è stato circondato da una seconda avvolgente e immaginifica costruzione. Realizzata in vetro e con un tetto di alluminio giallo è diventata la galleria espositiva delle mitiche auto rosse.

Il primo edificio dà subito una fitta la cuore, sì perché è proprio qui che nacque Enzo ed è qui che ha iniziato ad amare i motori, in quella che era la carpenteria-officina del padre Alfredo, il cui nome campeggia sulla facciata.

L’allestimento di quest’ala, che si avvale di immagini, filmati inediti e preziosi cimeli ci tuffa nella vita di Enzo Ferrari: l’uomo, il pilota e il costruttore.

Ma come è nato il mito? Be’ la vita non fu tenera con lui. Aveva solo 18 anni quando la polmonite si portò via prima il padre, poi Dino, il fratello. Subito dopo provò a ottenere un lavoro in Fiat, ma gli andò male e quindi si trasferì a Milano dove lavorò per la CMN. Qui iniziò come collaudatore, poi divenne pilota. La sua carriera nella corse ebbe fasi alterne, ma alla fine di una gara fu cruciale l’incontro con la Contessa Baracca, madre del famoso asso dell’Aviazione, che lo invitò a dipingere il ‘Cavallino’ come portafortuna sulle sue vetture. Potenza del logo. Se pensiamo a quanto tempo, soldi e energie vengono elargite oggi per studiare quello più adatto…

Ma torniamo a Enzo. L’Alfa lo fece direttore della scuderia corse, tuttavia le sue ambizioni erano altre, tanto che nel ‘29 fondò la sua scuderia. Il pilota di punta del neonato team era un altro mito: Tazio Nuvolari.

Dopo aver vinto più volte con auto Alfa, il sogno di vincere con auto prodotte da lui divenne sempre  più forte, tanto che e nel ’39 iniziò a costruire le sue auto da corsa sotto il nome di Auto Avio Costruzioni.

Nel 1945 la fabbrica fu spostata a Maranello ed è da qui che uscirono le auto che resero la Ferrari l’auto da corsa più famosa del mondo. Quando nel 1950 partì il campionato di Formula 1, Ferrari era già pronto. Le vittorie fioccarono fin da subito. Dopo i primi mondiali vinti era tempo di sfidare non più solo gli altri marchi in pista, ma sulle strade di tutto il mondo. Le Gran Turismo prodotte a Maranello incominciarono a incarnare il sogno di tutti gli automobilisti. Modelli come la Dino, La GTO, la Testarossa, la F355 entrarono presto nella leggenda.

Il secondo spazio, quello espositivo, progettato da Jan Kaplicky e Andrea Morgante, è diventato per tutti “il cofano”, a causa della forma curvilinea e avveniristica, e le dieci aperture che ricordano le griglie di un motore.

Ha una superficie di 3000 metri quadri e valorizza i singoli pezzi, una serie di Ferrari che sono esposte come vere e proprie opere d’arte. Del resto, i padri del Futurismo, nel loro Manifesto del 1909, fecero dell’auto un mito fondativo, considerandola un’opera d’arte preferibile alla Vittoria di Samotracia.

Dentro un contesto che ha come colore dominante il bianco, le carrozzerie lucide dei bolidi risaltano su pedane che paiono sospese nel vuoto, rivelando linee e dettagli inconfondibili e sottolineando l’evoluzione che le macchine del cavallino rampante hanno avuto in oltre mezzo secolo di vita.

Lucio Dalla – Nuvolari

 

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