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Posted on apr 2, 2013 in Movimenti artistici | 0 comments

Espressionismo: l’arte di guardarsi dentro

Espressionismo: l’arte di guardarsi dentro

Forse “L’urlo” di Munch, oltre a essere uno dei quadri più famosi del mondo è anche uno dei più parodiati. Troppo invitanti il tema, la modalità figurativa, la capacità di esprimere in un solo gesto temi che tormentano l’uomo anche ai giorni nostri, per non prestarsi allo sberleffo. Tra l’altro la versione ospitata dal Museo di Oslo è stata rubata due volte, una nel 1994 e una dieci anni dopo e in entrambi casi è stata recuperata. L’opera di Munch si colloca in una corrente artistica chiamata Espressionismo, un movimento nato agli inizi Novecento, con l’obiettivo di raffigurare la componente emotiva e irrazionale dell’esistenza attraverso la distorsione della forma e l’uso antinaturalistico del colore.

Le radici del movimento si possono trovare nel lavoro di artisti come l’olandese Vincent Van Gogh e il norvegese Edvard Munch. Entrambi esplorano drammi e pulsioni esistenziali utilizzando colori violenti e contorni incerti. Nel 1905, a Dresda, viene fondato il gruppo Die Brücke, il Ponte, la cui figura di spicco è Ernst Ludwind Kirchner. Il movimento si propone di riprodurre i moti interiori dell’uomo. Per farlo gli artisti che vi aderiscono adoperano una tavolozza composta da colori puri. Le immagini sono deformate, le linee caratterizzate da una plasticità e un’immediatezza ispirate dall’arte primitiva africana. Se inizialmente gli artisti del Die Brücke si concentrano su paesaggi e figure, quando, nel 1911, si trasferiscono a Berlino, li sostituiscono con vedute urbane. Realizzando quadri composti da linee instabili e forti contrasti cromatici, mostrano l’angoscia e la solitudine del vivere metropolitano. In Austria sono Egon Schiele e Oskar Kokoshka a rappresentare il nucleo espressionista di maggior valore. Il primo concentra la sua ricerca sul corpo umano. Tramite una linea nervosa e una materia pittorica lontana da qualsiasi intento realistico rappresenta figure che trasmettono una combinazione di fragilità interiore e disfacimento fisico. Kokoshka invece, grazie a pennellate inquiete e colori vibranti, dimostra un’acuta capacità di penetrazione psicologica. In Germania, dopo la Prima Guerra Mondiale, nasce la “Nuova oggettività”, corrente che introduce nell’espressionismo un carattere più sociale e politico.  Artisti come Otto Dix e George Grosz propongono opere di un realismo crudo e grottesco. Le prostitute, i militari, gli ubriachi che Grosz mette in scena con tragica visionarietà la ferocia e le contraddizioni della Germania nazista. Saranno proprio i nazisti a bollare come “degenerata”, l’arte di questi autori. Molti di loro fuggiranno all’estero e un gran numero di opere verrà distrutto. Ciononostante l’influenza dell’espressionismo sarà determinante per molti artisti del dopoguerra, in particolare per Francis Bacon.

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