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Posted on mar 29, 2013 in Movimenti artistici | 0 comments

Arte Informale: farsi un’idea

Arte Informale: farsi un’idea

 

Okay, non è così semplice trovarsi davanti a un quadro in cui ci sono solo strisce di colore, segni tracciati con apparente insensatezza, macchie cromatiche, grandi campiture di tonalità simili: opere che lasciano aperte milioni di interpretazioni.

L’arte Informale ha queste caratteristiche. Il movimento nasce in Europa nei primi anni ‘50, ma non lo si può considerare omogeneo, in quanto al suo interno si muovono forze e tendenze diverse. Quello di cui si è certi è il fatto che la rinuncia alla “copia” del mondo, peraltro già intrapresa da altri movimenti come l’Arte Astratta, l’Action painting e l’Espressionismo astratto, derivi dallo choc vissuto a causa del Secondo Conflitto Mondiale. Insomma ciò che gli artisti avevano visto era così terribile, così duro che il loro desiderio primario fu eliminare ogni tipo di forma, sia figurativa che non figurativa, ponendo al centro della loro arte, il puro gesto creativo e la materia. Pennellate violente e superfici grumose sembravano poter restituire la percezione tragica che la guerra aveva lasciato nell’animo di tutti, artisti e non artisti.

A proposito di materia, uno dei maggiori sperimentatori in questo campo va individuato nell’italiano Alberto Burri. Dapprima le sue opere sono realizzate accostando sacchi di juta, strappati o rammendati, a isole di colore puro e spazi bianchi, lasciati liberi appositamente. Più avanti si concentra sulla manipolazione di un sempre più ampio numero di materie come il legno e al ferro. Ma la novità più sorprendente è l’uso del fuoco con cui brucia la plastica che, colando, crea figure organiche, nate per effetto della combustione. Famosi sono anche i cretti, superfici quadrate o rettangolari, spesse, di colore bianco o nero, dove a dominare è un fitto intreccio di crepe e screpolature. Per ottenere tale effetto Burri mescolava bianco di zinco e colle viniliche con l’aggiunta di terre.

Un altro italiano, Emilio Vedova, propone un’arte che insiste sul gesto. Le sue tele  appaiono come una sorta di campo di battaglia astratto, dove pennellate di colore creano dinamiche articolazioni spaziali, che non rinunciano mai ad essere anche un atto di denuncia politica e di riscatto sociale.

Spesso sono i ricordi personali che agiscono da impulso sul gesto pittorico. La memoria però non diviene forma, ma colore puro, o composizione nata dalla relazione tra materia pittorica, segni, contrasti, spirali, che genera un vocabolario nuovo, esplosivo, ricco e mai simile. A questo tipo di impostazione fanno riferimento artisti come Tancredi, Edmondo Bacci e Giuseppe Santomaso.

Fuori dall’Italia, il tedesco Hans Hartung è più interessato al segno puro e propone opere di energia e spontaneità che creano linee che sembrano venire dallo spazio, dalle costellazioni, dall’infinito. Opere di notevole lirismo, dove i colori suonano come le note con la musica.

Nel francese Georges Mathieu usa lunghi pennelli che creano distanza fra sé e la tela e grazie a questo metodo riesci a ottenere ornamenti di grande immediatezza e forza.

L’Arte Informale in Italia, il Tachisme in Francia, l’Action Painting negli Stati Uniti il gruppo Gutai, in Giappone, riescono in un breve lasso di tempo, dieci anni circa,  a rimettere in discussione l’idea di arte e di mondo che l’arte può rappresentare.

 

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