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Posted on apr 11, 2013 in Movimenti artistici | 0 comments

Lodola e il Nuovo Futurismo

Lodola e il Nuovo Futurismo

Per raccontare il Nuovo Futurismo, Renato Barilli, il principale teorico del movimento, attinge dall’immaginario del poeta Guido Gozzano: riferendosi ai soggetti e ai materiali scelti dagli artisti parla infatti di “buone cose di pessimo gusto”, perifrasi con cui Gozzano descriveva gli oggetti usati nel quotidiano che rasentano il kitsch ma che, per l’aura affettiva di cui li si attornia, li eleva a culto.

I Nuovi Futuristi condividono col Futurismo, oltre al nome, la devozione alla modernità e l’uso di tecniche e linguaggi nuovi e prorompenti. Non si rifanno tanto all’esplosività a alla ricerca della resa del movimento di Boccioni, quanto piuttosto allo stile di Balla e Depero, sensibili al lato divertente e persino ludico dell’arte. Ecco quindi l’attrazione per elementi vicini alla pubblicità, ai fumetti e a tutti gli effetti incantatori dei mass media.

Gli artisti del Nuovo Futurismo fanno uso di nuovi materiali – poliesteri, perspex, resine sintetiche – che garantiscono leggerezza, malleabilità e che aprono le porte a colori accesi e sparati. Si tratta di una strada già perseguita da alcuni protagonisti del panorama internazionale, dallo statunitense Jeff Koons al giapponese Takashi Murakami.

La derivazione dai padri ai nipoti è evidente se si visita il MAP, Museo di Arte Plastica di Castiglione Olona. Qui sono esposte due opere tratte dai progetti di Balla e quindi postume. Sono state le figlie dell’artista, all’inizio degli anni ’70, a recuperare i progetti e a donarli perché venissero realizzati. Ha così avuto luogo un’operazione del tutto singolare: la lungimiranza di Balla, incapace di trovare vie di espressione coi mezzi offertigli dal suo tempo, ha preso corpo al momento giusto, quando i materiali, legati allo sviluppo tecnico, hanno potuto fargli da sponda. Se consideriamo la sua Stilizzazione di foglia e i giochi di trasparenza, frutto dell’incastro tra le due lastre di sicoglas verde che la costituiscono, possiamo in effetti accorgerci di quanto il Nuovo Futurismo sia figlio di una concezione dell’arte lontana, eppure ancora viva.

I padri futuristi non hanno fatto in tempo a vivere cosa hanno proposto le altre avanguardie e chi oggi ne prosegue il filone ha invece visto passare davanti a sé mutazioni e correnti cui non potevano certo rimanere indifferenti. Ecco che col tempo, il confine tra arte, design e pubblicità si è andato assottigliando, così da creare una sorta di innesto tra il Futurismo e l’esperienza della Pop Art. Incontro ben incarnato da uno dei principali esponenti del movimento Nuovo Futurista: Marco Lodola.

Lodola gioca con elementi attinti dall’immaginario comune e cerca di liberare l’arte da filtri concettuali e sintattici. Rende l’oggetto artistico alla portata di tutti, sia per l’uso spiccatamente neofuturista di materiali poveri (come perspex, resine e smalti), sia per alcune scelte stilistiche, come ad esempio quella di lasciare le sue figure senza volto, prive di riferimenti temporali, in modo che siano maschere in cui ciascuno può, idealmente, porre il proprio viso.

Anche nell’uso del colore, Lodola è ben rappresentativo del Nuovo Futurismo. Sia nelle tele che nelle sculture in materiali plastici le tinte sono decise e sgargianti, poste in netto contrasto le une con le altre. Non esistono mezze misure, gradazioni, sfumature. Ogni elemento reclama lo sguardo a gran voce. Un invito a buttarsi, a sentire l’arte vicina, senza soggezione. All’interno delle sue sculture Lodola fa uso di neon, le  retroillumina per regalare loro un sapore da insegna vecchio stile. Del resto i riferimenti iconografici attingono a piene mani da musica, cinema, design, danza.

I suoi soggetti sono ballerini, pin up, sportivi, gente che va in Vespa o sfreccia in macchina. Una sorta di grande “poema del corpo umano” che viene rappresentato in tutte le sue pose. Non mancano ovviamente le grandi icone musicali come i Beatles, gli Oasis e Michael Jackson.

 

 

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