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Posted on apr 10, 2013 in Movimenti artistici | 0 comments

Optical Art: l’arte di ingannare l’occhio

Optical Art: l’arte di ingannare l’occhio

L’Optical art, detta anche Op art, è una corrente artistica che nasce verso la fine degli anni ‘50 in Europa e negli Stati Uniti.

La sua consacrazione avviene nel 1965, quando il Museo d’Arte Moderna di New York organizza la mostra The Responsive Eyes, in cui trovano posto le opere dei maggiori rappresentanti del movimento.

L’Optical art si basa sullo studio della percezione visiva e su sperimentazioni legate ad essa.

L’estetica “optical” affonda le radici nell’interesse per la rappresentazione del movimento e nel carattere astratto di molta arte del ’900.

I maestri di questa corrente cercano di unire ricerca scientifica e armonia formale.

Per raggiungere tale obiettivo si occupano della manipolazione di figure geometriche elementari e degli effetti che si possono conseguire accostando colori diversi o incrociando linee e trame.

Così facendo ottengono opere in cui riescono a dare l’impressione del movimento e l’illusione della tridimensionalità.

Diventa così centrale la figura dello spettatore che, spostandosi di fronte ai quadri, può dare vita a una serie di letture e interpretazioni sempre nuove.

Fra le personalità più significative del gruppo si trova l’ungherese Victor Vasarely. In opere come Vega 200, grazie alla deformazione del cerchio al centro del quadro, produce un effetto bolla che simula la terza dimensione.

L’inglese Bridget Riley si concentra su trame e schemi geometrici, spesso limitati alle tonalità del bianco e del nero, che creano percezioni stranianti e impediscono di cogliere una forma stabile.

Richard Anuszkiewicz è un pittore statunitense che lavora sulle impressioni che nascono applicando diverse sfumature dello stesso colore alla medesima struttura geometrica.

Alcuni artisti spingono la ricerca fuori dalla superficie piana della tela.

L’italiano Gianni Colombo costruisce installazioni all’interno delle quali stimola lo spettatore con meccanismi elettromagnetici, luci proiettate su vetri vibranti o flash colorati riprodotti seguendo un ritmo prestabilito.

Nella stessa direzione opera il cileno Rafael Jesús Soto che realizza i cosiddetti Penetrables. Si tratta di grandi strutture tridimensionali dentro le quali l’osservatore può muoversi liberamente stimolato da giochi di luci e musica.

Il merito dell’Optical art sta nell’aver introdotto un modo di concepire l’arte in cui il movimento non è solo rappresentato, ma contenuto o suscitato dall’opera stessa.

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