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Posted on lug 16, 2013 in Borghi, Montagna | 0 comments

Nei dintorni di Siena: il monte Amiata tra geologia, leggende e acque sulfuree

Nei dintorni di Siena: il monte Amiata tra geologia, leggende e acque sulfuree

Il Monte Amiata, dalla forma quasi conica, in parte irregolare, con i suoi 1738 metri si eleva nel sud della Toscana tra la Maremma, la Val di Chiana e la Val d’Orcia, e raccoglie storia, leggende, sapori e altri elementi di forte attrattiva.

È di origine vulcanica, anzi, è un vulcano, anche se ormai spento. È grazie alla sua attività risalente a migliaia di anni fa che si formò il tufo che caratterizza la zona e, ancor più importante, che permise agli Etruschi di stabilirsi nei suoi dintorni. Furono i primi, infatti, a sviluppare insediamenti e a considerarlo un santuario naturale, un luogo di contatto con le divinità.

Dopo i Romani, anche i Longobardi si stabilirono nei pressi di questa altura. A testimoniarlo sono rimasti castelli e rocche. Queste zona rimase protetta almeno fino alla costruzione della via Francigena, una strada che permetteva ai pellegrini di raggiungere Roma e che attraversava anche il territorio dell’Amiata, passando sotto l’Abbazia di San Salvatore. Si dice che il monastero sia stata voluto da un re longobardo a cui apparve in sogno il Salvatore. Nel corso del tempo passò nelle mani della famiglia di nobili longobardi, gli Aldobrandeschi, di cui Guglielmo e Omberto sono stati immortalati da Dante nel Purgatorio.

La chiesa risale al 1035 e presenta una facciata a capanna affiancata da due torri, una incompleta e l’altra merlata. L’edificio è costruito in pietra lavica. All’interno si trova una cripta risalente al VIII secolo, caratterizzata da trentadue colonne sormontate da capitelli, tutti con una diversa decorazione, che sostengono archi e volte a crociera. È in questo luogo che si dice il re ebbe la sua visione e forse è lui ad essere rappresentato su uno dei capitelli. In questo edificio, inoltre, sarebbe stato custodito per quasi  mille anni il Codex Amiatinus, una preziosa miniatura della Bibbia Amiatina.

Il suolo del Monte è ricco di cinabro, il minerale da cui si estrae il mercurio. Motivo per cui in zona si avviò fin da subito una intensa attività mineraria. Vennero scavate miniere e impiegata molta forza lavoro, favorendo l’attività economica del luogo. Per rivivere questo pezzo di storia e per documentarlo, è stato istituito il Museo delle miniere dell’Amiata che comprende il museo minerario e propone una suggestiva visita al sottosuolo su di un trenino, accompagnati da ex minatori che raccontano la storia del luogo.

Da non dimenticare, ovvio, le valli che giacciono alle pendici del Monte ovvero la Val di Chiana e la Val d’Orcia, una zona che dal 2004 è patrimonio dell’UNESCO. I suoi rilievi e la conformazione sono il risultato della stratificazione geologica dovuta al vicino vulcano, ne sono un clamoroso esempio le Crete, lunghe fasce di terreno argilloso che percorrono il territorio nei pressi dell’Amiata.

La parte più alta è un’importante zona sciistica e in primavera, quando la neve si scioglie, l’acqua che scende a valle viene assorbita dalle falde acquifere che la riscaldano e la restituiscono attraverso le sorgenti. Queste acque termali erano sfruttate già in epoca romana, visto che sono ricche di zolfo e altri elementi depurativi. Anche oggi presso alcuni borghi, come ad esempio quello di Saturnia, sono state costruite terme in cui godere del beneficio che il vulcano offre ancora dopo millenni.

I boschi, le colline, le acque del Monte da sempre hanno donato agli abitanti di che nutrirsi e ancora oggi si cerca di mantener viva la tradizione dei cibi autoctoni. Il frutto tipico della zona è la castagna, spesso trasformata in farina e impiegata per vari tipi di preparazione, ma altrettanto caratteristici sono le zuppe, la selvaggina, i salumi di cinta senese – il tipico suino che popola le zone attorno a Siena – i funghi, le erbe e i vini.

Nato come luogo impervio dove era la forza della natura a comandare, il Monte Amiata si è ora placato e permette al visitatore di immergersi nella quiete del suo territorio che spesso è stato ed è culla di opere d’arte e poesia.

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