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Posted on apr 29, 2013 in Borghi, Natura | 0 comments

Sacro Eremo di Camaldoli: l’incanto tra foreste millenarie

Sacro Eremo di Camaldoli: l’incanto tra foreste millenarie

Le Foreste Casentinesi sono un luogo magico, millenario, al cui interno si può saggiare una fetta di mondo arcaico, dove uomo e natura sembrano portare ancora i segni di un passato pulsante. Le Foreste si sviluppano lungo una parte dell’appennino tosco-romagnolo a cavallo tra le provincie di Arezzo, Firenze e Forlì-Cesena. A percorrerne anche solo un breve tratto, a piedi, potrebbe capitarvi di vedere il cielo solo di rado, attraverso rami e fogliame, e di girovagare lungo ampi strati di terra ammantati di un verde rigoglioso.

Già di per sé le foreste meritano un attento programma di visita, ma nel Casentino potrete imbattervi in castelli, pievi romaniche, antichi borghi e alcuni dei più affascinanti monasteri italiani.

Fra questi, circondato di una foresta di abeti bianchi, passati mille anni dalla fondazione, si rivela nella sua quieta essenzialità, il Sacro Eremo di Camaldoli, a cui si aggiunge a tre chilometri di distanza, il monastero connesso.

A fondarlo nel 1012, fu San Romualdo di Ravenna, che giunse in questi boschi maestosi dopo aver condotto una vita romitica, durante la quale diede vita e riformò un buon numero di conventi.

Il cuore di questo sistema nacque dalle prime cinque celle dove Romualdo e i confratelli andarono a seguire la regola: digiunare, tacere, rimanere nella cella.

Nel tempo a queste celle se ne aggiunsero altre quindici, disposte su cinque file.

Interessante fu la scelta di convertire una precedente struttura, non lontana dalle celle, trecento metri più a valle, per farla diventare il monastero.

Si andarono quindi a costituire due nuclei che facevano parte di un’unica concezione spirituale. L’eremo era l’avanguardia verso Dio e il monastero il luogo di accoglienza dei viandanti e dove gli eremiti potevano comunque far parte di una vita comunitaria.

Le celle dell’eremo, di cui una sola visitabile, quella che, secondo la tradizione, sarebbe stata di San Romualdo, presentano una struttura “a chiocciola”, pensata per proteggere i monaci dai rigori del clima, collocando la camera al centro, circondata da portico, vestibolo, studio, oratorio, legnaia, bagno. All’esterno si trova un orticello e uno sportello attraverso il quale il monaco riceveva il cibo. La razionalità del sistema stava a supporto di quelle che erano le necessità di studio, lavoro, preghiera alla base della vita eremitica.

Fra le celle si erge una chiesa, in luogo di un vecchio oratorio. Più volte modificata, ha trovato una foggia barocca definitiva verso la fine del Seicento.

Il monastero, anch’esso modificato nel corso del tempo ha nei chiostri interni il cuore più antico e raccolto. La chiesa è impreziosita da sette tavole di Giorgio Vasari. Formidabile è la farmacia, le cui origini risalgono al 1046 e che è testimonianza di un piccolo ospedale dove i monaci curavano gli ammalati dei paesi vicini.

Nato come laboratorio galenico in cui venivano preparate e lavorate le erbe, sui suoi scaffali rivela ancora molti strumenti come alambicchi, mortai, fornelli nonché libri e prontuari medievali. Gli scaffali di noce intagliato, di pregevole fattura, sono di metà Cinquecento. Entrandovi sarete raggiunti da un effluvio di profumi che vi rapirà. Un rapimento che accompagnerà i vostri sensi se deciderete di visitare questi luoghi, qui dove si vanno a unire le forze naturali, l’antica operosità dell’uomo e il mistero tra ciò che è frutto della sapienza e della religione.

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