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Posted on mag 18, 2013 in Borghi, Parma | 1 comment

Terre verdiane: Parma e le altre cittadine del melodramma

Terre verdiane: Parma e le altre cittadine del melodramma

Le zone in cui è nato, cresciuto e hanno visto sbocciare il talento di Giuseppe Verdi – Roncole di Busseto, Busseto e Parma – possiedono un’anima ricca di canto e melodia. È una sorta di dolce veleno che qualcuno attribuisce alla nebbia e alla terra e che colpisce e appassiona la gente di queste parti, che fa sì che in certe trattorie, ancora oggi, si mangi e si beva cantando le arie di Verdi o che si formino circoli come il Club dei 27, nato in un bar nel lontano ‘58, dove si discuteva animatamente di lirica, e il cui nome si deve al numero di opere scritte dal compositore.
Verdi nacque nella casa-osteria del padre, attività che accompagnava al lavoro nei campi. Una leggenda racconta che proprio mentre la madre lo metteva la mondo, al piano di sotto, stava suonando e cantando un gruppo di saltimbanchi. Da qui l’impronta che avrebbe segnato la sua esistenza. Molti di coloro che visitano la casa natale rimangono colpiti dalla semplicità della dimora. Verdi ha origini contadine, lo si coglie forse anche in certi personaggi delle sue opere, nel modo in cui reagiscono alle forze contrarie, nella loro vitalità implacabile, nel loro combattere e non piegarsi.
Giuseppe fin da bambino prese lezioni di musica dall’organista della chiesa di Roncole. Diventato famoso, tornò spesso là dove tutto era cominciato. Se andate a visitare la chiesa, il sagrestano vi mostrerà la scaletta da cui passava Giuseppe per raggiungere la tastiera. Vi dirà, picchiando sul ferro consunto, che la balaustra è ancora l’originale, sottintendendo che c’è ancora l’ombra del maestro lì da qualche parte.
L’indole musicale di Giuseppe fu sostenuta da Antonio Barezzi, commerciante, appassionato di musica e presidente della Filarmonica di Busseto. Lo accolse in casa sua dove iniziò a studiare in maniera assidua la musica e dove conobbe Margherita, la figlia del benefattore.
Sotto i portici del centro di Busseto, in una bella casa dipinta di rosso, si trova oggi il Museo Casa Barezzi. In un angolo sta il pianoforte su cui sgobbava Verdi e dove successe il fattaccio. Infatti nei pressi dello strumento, Giuseppe baciò Margherita, ma furono sorpresi dalla madre di lei che pronunciò la famosa frase: “È meglio che Verdi vada a Milano a studiare”. E fu proprio a Milano che Verdi e Margherita andarono dopo essersi sposati, nel 1836. Purtroppo i due bambini che nacquero dalla coppia morirono giovanissimi e pochi anni dopo fu la volta della moglie. Secondo una definizione dello stesso Verdi quelli furono “Anni maledetti”. Il dolore lo portò a dichiarare che non avrebbe più composto musica. Ma a Milano, Verdi conobbe la soprano Giuseppina Strepponi che le presentò Bartolomeo Merelli. L’uomo fece leggere a Verdi un libretto, il Nabucco che lo stregò. In pochissimo tempo l’opera fu pronta e sancì il primo trionfo del musicista. Da qui in avanti arrivarono altre opere che elevarono Verdi alla notorietà, Ernani e Macbeth su tutte.
Ciononostante nel 1849 Verdi decise di lasciare Milano per andare a vivere in un bel palazzo nel centro di Busseto con Giuseppina Strepponi. Ma la gente del posto non vedeva di buon occhio la relazione, dato che i due non erano sposati e lei aveva già avuto due figli. Qualcuno arrivò a lanciare dei sassi contro le loro finestre. Verdi scelse di trasferirsi in campagna e di comprare Villa Sant’Agata, a Villanova sull’Arda, in provincia di Piacenza. La casa, all’inizio un solo blocco, con il passare del tempo, andò ingrandendosi fino a raggiungere le 50 stanze. Qui Verdi conduceva una vita tranquilla, a contatto con la terra. Amava svegliarsi la mattina presto, prendere carrozza e cavalli e volare lungo le carraie, a filo dei pioppi, sul perimetro dei poderi, dove il lavoro agricolo andava cominciando. Questi istanti mattutini, i suoni, la calma, le atmosfere sembrano essere finiti in alcune overture, in certi passaggi delle sue opere, venuti fuori dall’esperienza vissuta a contatto con le terre d’origine. Pur ricco e famoso, Verdi andò avanti a ripetere di essere rimasto “un contadino di Roncole”. E questo carattere popolare, anche se costantemente orientato alla modernità, fu uno dei motivi che lo fecero amare e seguitano a farlo amare.
Nel 1913, per i festeggiamenti del centenario della nascita, al Teatro Regio di Parma, i nobili occupavano i palchi, ma nei loggioni, i camerieri, i cocchieri gli uomini e le donne di servizio seguivano le opere di Verdi con una passione viscerale. Una passione che ha continuato e continua a essere forte visto che a Parma non si conta il numero di associazioni musicali che operano per trasmettere la passione per la lirica fin dai primi anni di vita.
Il teatro Regio è certamente uno dei luoghi verdiani per antonomasia. Chi va a cantarci, grandi nomi compresi, rischia di essere fischiato se non ci mette il cuore. La competenza del pubblico è altissima e insieme alla Scala è il luogo dove le opere di Verdi sono eseguire con maggiore passione e competenza.
C’è un altro teatro legato alla figura di Verdi, dal momento che porta il suo nome, e fu costruito a Busseto con il maestro ancora in vita. Il compositore non voleva che gli fosse intitolato un teatro, lo riteneva inutile e uno spreco di denaro. Per dare l’idea della personalità di Verdi, il 15 agosto 1868, quando venne inaugurato, il palco a lui riservato rimase vuoto, né mai Verdi ci mise piede per il resto dell’esistenza.
Altri sono i luoghi dove respirare lo spirito del grande operista italiano. Il Museo Verdi di Villa Pallavicino, giusto fuori Busseto che propone un percorso dentro le opere del maestro, con costumi, leggii, riproduzioni di scenografie d’epoca che ci fanno immergere appieno nella sua musica e nelle sue storie.
Alla fine però per penetrare nel cuore delle composizioni verdiane, nei suoi segreti, forse vale la pena inoltrarsi fra i campi, tra rogge, canali, terreni seminati a mais. Seguire le stradine che da giovane percorreva con il buio, il mattino presto, per andare da casa sua fino a Busseto per studiare suonare pianoforte a Casa Barezzi. Forse ci potrebbe capitare di capire, ad esempio, come e dove sono scaturite le note dedicate alle streghe nel Macbeth.

Ecco alcuni dei pezzi più celebri di Verdi: Giuseppe Verdi – 101 Verdi

E l’elenco dei principali luoghi verdiani:

http://www.museocasabarezzi.it/

http://www.teatroregioparma.org/

http://www.museogiuseppeverdi.it/

http://goo.gl/uG6YS

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