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Posted on mag 28, 2013 in Borghi, Dimore storiche | 0 comments

Villa Peyron a Fiesole: fra dolcezze, stravaganze e percorsi simbolici

Villa Peyron a Fiesole: fra dolcezze, stravaganze e percorsi simbolici

I colli di Fiesole, otto chilometri a Nord di Firenze, evocano subito immagini di delizia. Vegetazione rigogliosa, intercalata da cipressi disposti in posti strategici, ville signorili con giardini da mozzare il fiato, zone panoramiche che permettono di osservare la città del Giglio in tutta la sua monumentale bellezza, pievi, resti archeologici e abbazie che raccontano una storia millenaria caratterizzata dalla costante ricerca per l’armonia e per il perfetto equilibrio tra uomo e natura.

L’eco delle colline fiesolane e del loro fascino era così potente che dagli inizi dell’Ottocento si andò a infoltire il numero di stranieri, soprattutto di origine britannica, che vennero a risiedere da queste parti. È probabile che andassero cercando l’eco di ciò che dal Rinascimento Fiesole aveva rappresentato per le famiglie benestanti, per gli artisti, i poeti e gli scrittori italiani: un luogo a metà tra il reale e il mitologico, capace di evocare i fasti di un passato glorioso.

Lungo il semicerchio creato dai declivi naturali su cui è adagiata Fiesole sono stati creati insediamenti, giardini di grande pregio e fascino, terrazzamenti e poderi consacrati alle coltivazione. Tanto per dare un’idea qui sono state contate almeno 177 ville storiche. Ce ne sono di famosissime come Villa Schifanoia che, secondo la tradizione, avrebbe ospitato la compagnia i cui racconti costituiscono il Decamerone di Giovanni Boccaccio o il Castello di Vincigliata che, a partire dal 1850, John Temple Leader fece diventare il cuore del revival del medioevo in architettura, nelle arti minori e nell’organizzazione del paesaggio.

La nostra attenzione però si vuole concentrare su Villa Peyron, il cui parco sembra emanare una specie di incantesimo, dato che propone una serie di scorci, di passaggi, di simmetrie e di piccoli squilibri che lo rendono vibrante e raro. Tra i filari di cipressi, tra le siepi di bosso, nel posizionamento di certe statue qualcuno ha voluto vedere significati esoterici, qualcun altro riferimenti di carattere erotico. Ecco perché vale la pena fare un giro di persona, respirarne l’aria, cercare di sentire sulla propria pelle cosa hanno da proporre sia la villa che il giardino.

L’edificio fu costruito su quelli che probabilmente erano alcuni resti di origine etrusca, sui quali più avanti si era innestata una struttura difensiva medievale.

Il nome deriva dalla famiglia Peyron che aveva fatto fortuna trasferendosi dal Piemonte a Fiesole per sviluppare un’attività che realizzava tessuti e tappeti. Angelo, il capostipite, affidò il progetto a Ugo Giovannozzi e gli diede l’impianto iniziale, ma fu soprattutto il figlio Paolo a farne un luogo capace di riverberare la sua complessa personalità. Come se volesse tramite l’arte e la cura del giardino esprimere un modo di concepire il mondo. Paolo scelse di risiedere qui e di esservi e sepolto e, andando a modificare, abbellire, sostituire, sovrapporre elementi sia dell’edificio che del giardino, in un osmotico gioco di specchi, ne fece il ritratto della sua dedizione al bello e all’arte.

La villa ha una foggia piuttosto severa ed è del tutto rivestita di pietra. La torre e certe decorazioni le donano uno stile che dal vago sapore medievale.

All’interno si trova una tra le più incredibili collezioni di orologi esistenti. Paolo, grande amante del genere, aveva sparso la dimora degli oltre cento pezzi posseduti e aveva l’abitudine di caricarli personalmente, poiché non ne considerava solo il valore decorativo, ma anche ciò che raccontavano: l’inesorabile passare del tempo. Notevole anche la collezione di vetri Lalique, oggetti nati dal genio Renè Lalique, grande orafo francese di inizi Novecento che creò, in stile arte déco, meravigliosi gioielli e vasi raffiguranti soprattutto elementi naturali, animali e nudi femminili.

Ma è soprattutto il giardino ha fare di questo luogo un centro dal fascino innegabile.

 Cresciuto dentro quello che un tempo etra il Bosco di Fontelucente, si presenta oggi esattamente come fu voluto da Paolo, ovvero distribuito su tre terrazzamenti degradanti verso Firenze che seguono l’asse della villa e che ne costituiscono l’elemento compositivo principale.

Gli studiosi si sono soffermati sulla composizione di cipressi, spazi, macchie boschive, squarci panoramici, siepi tagliate in modo talvolta simmetrico, talvolta no, che sembrano sottendere significati a metà tra l’oscuro, il filosofico e il sensuale.

Va detto che il lavoro di progettazione del guardino fu condotto principalmente da Paolo, che lo andò correggendo per tutta la vita e che cominciò con un gesto degno di uno spadaccino. La prima azione che fece fu aprire uno squarcio sul retro del bosco, una ferita che appare ancora oggi simbolica e viva dato che il resto della massa vegetale si presenta densa e compatta.

A decorare la parte arborea sono state inserite parti in muratura, fontane, pozzi, colonne, vasi. Le statue sono state recuperate da alcune ville venete del Brenta, dopo che quelle originali erano state distrutte durante l’ultima guerra mondiale.

Villa Peyron si rivela quindi come un angolo di mondo ricco di seduzione e simbologie, cresciuto là dove artisti, visitatori, amanti del bello hanno lasciato l’anima. Per dirla con Le Corbusier: “… siamo andati ieri sera al tramonto sulla collina che domina Firenze e che vide nascere Fra’ Angelico, dove Böcklin abitò così a lungo. Siamo saliti a Fiesole, è stato meraviglioso, una rivelazione. Ho capito perché questi grandi del Quattrocento furono come ce li mostrano le loro opere: non erano altro che veri artisti commossi davanti a una natura degna degli Dei. Essi compresero e seppero approfittarne…”.

Il Complesso Peyron è visitabile tutti i giorni dal lunedì alla domenica (compresi i festivi) solo su prenotazione da farsi almeno 5 giorni  lavorativi prima della data richiesta. Dal 29 marzo 2013 al 5 agosto 2012 e dal 30 agosto 2013 al 4 novembre 2013 il Giardino osserverà l’apertura anche in giorni fissi senza obbligo di prenotazione. Il Giardino è visitabile, senza prenotazione, il venerdì, sabato e domenica  con orario continuato 10,00-18,00. Dal 29 marzo 2013 al 5 agosto 2013 e dal 30 agosto 2013 al 4 novembre 2013 il giardino osserverà l’apertura anche in giorni fissi senza obbligo di prenotazione.
Tel. 055/200.66.206 — Fax. 055/200.66.236. Segreteria e Direzione della Fondazione: mg.geri@bardinipeyron.it  e  lastrucci@bardinipeyron.it

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