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Posted on lug 31, 2013 in Borghi | 0 comments

Castello di Otranto: innalzato tra i flutti del mare

Castello di Otranto: innalzato tra i flutti del mare

Nell’immaginario comune, il castello è quasi sempre abbarbicato su uno sperone di roccia, immerso tra le nebbie, che domina imponente la vallata, protetto da robuste mura. Tali immagini ci conducono subito a fantasticare e a costruire scenari di corte, tra danze e musiche e poi a trame più cruente dove a prendere il sopravvento sono battaglie e assedi lunghissimi.

Se invece prendiamo Otranto, cittadina pugliese tra le più incantevoli, la scena è diversa, eppure altrettanto suggestiva. Anche qui c’è un castello, vero, ma le mura sembrano sorgere direttamente dal mare cristallino, come se formassero con l’acqua un tutt’uno a difesa del borgo.

Il borgo storico e la cattedrale rappresentano uno dei gioielli del Salento, una lingua di terra tra le più ricche di sorprese e meraviglie d’Italia.

Al centro di Otranto si accede tramite una porta chiamata Porta Terra facente parte delle mura che, nel corso dei secoli, sono state più volte riassettate.

Il borgo è un groviglio di vicoli, stradine, svolte improvvise e strade cieche, spesso in salita, con la pavimentazione in pietra. Questo modo di definire il tessuto viario era alla base della strategia difensiva adottata dopo la caduta dell’impero romano. Essendo Otranto infatti divenuta vulnerabile agli attacchi dal mare, quando le navi nemiche non venivano avvistate in tempo, i cittadini cercavano di temporeggiare e di organizzare la resistenza, approfittando del tempo che gli assalitori perdevano nell’orientarsi tra le viuzze del centro.

Oggi che non ci si deve difendere dai pirati, passeggiare nei vicoli del borgo è puro piacere. La città si presenta nello splendore bianco delle mura su cui riverbera la luce del sole salentino. Gli edifici con porte e finestre piccole sono spesso abbelliti da fiori e si presentano sul piano stradale intervallate da numerosi negozietti di prodotti artigianali.

Splendida è anche la passeggiata sulle mura che strapiombano sul mare. Qui ci si può sedere a uno dei diversi locali, sorseggiando un drink davanti al mare che si stende a perdita d’occhio.

Il castello aragonese, costruito nel XV secolo, è stato oggetto di modifiche continue a partire dalle più antiche per arrivare a quelle imposte dalle truppe napoleoniche che lo occuparono nel 1800. La pianta è irregolare e vi campeggiano tre torrioni cilindrici e un bastione a lancia del 1578. Attorno è stato scavato un fossato. Si può accedere ai piani superiori attraverso una scalinata che parte dal centro.

Altro edificio meritevole di visita è la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. Si trova sul punto più alto della cittadina, costruita sulle rovine di una domus romana e di un tempio paleocristiano.

La cattedrale fu iniziata nel 1080, sotto Gregorio VII, e presenta una perfetta armonia di stili: paleocristiano, bizantino e romanico. Nel 1480 Otranto venne attaccata dai Turchi e anche la cattedrale subì l’incursione uscendone in parte danneggiata.

All’esterno si nota il grande rosone a 16 raggi, decorato secondo l’arte gotico-araba, mentre al centro è stato costruito, nel XVII secolo, il portale barocco e sui lati sono state poste due monofore, finestre a una sola apertura.

Il vero tesoro si trova all’interno, il pavimento infatti ospita un magnifico mosaico la cui data di realizzazione è il 1163. L’opera occupa l’intera navata centrale, un pezzo dell’abside e due ali del transetto, ed è stato realizzato con tessere policrome di calcare. Non è semplice districarsi tra le scene che costituiscono la complessa narrazione. Al centro della storia si trova un grande albero della vita sostenuto da una coppia di elefanti, da cui si dipartono scene che mescolano elementi provenienti da più ambiti culturali: la Bibbia, i cicli cavallereschi, le raffigurazioni del lavoro nei mesi dell’anno, elementi tratti dal mondo classico,  il tema dell’Apocalisse, i segni zodiacali. È probabile che alla base del racconto ci sia l’intenzione di simboleggiare il dramma dell’uomo che deve districarsi nell’eterna lotta tra il bene e il male, tra la virtù e il vizio e tra le varie pulsioni che lo caratterizzano.

Forse più che per capire ciò che ci vuole raccontare conviene approcciarsi al mosaico perché ci consegna un pezzo di mondo che parla sì un’altra lingua, ma dove impareggiabile è la qualità dell’esecuzione, la fantasia, la potenza di certe immagini.

Notevole è la cripta, una miniatura della moschea di Cordoba in Spagna. Si caratterizza per le quarantotto campate intervallate da oltre settanta tra colonne  e pilastri. I materiali usati per la costruzione degli elementi di sostegno sono diversi – marmo, porfido, breccia orientale – e altrettanto diversi sono gli stili e le raffigurazioni.

A celebrare l’omonima città inoltre c’è il romanzo gotico di Walpole, Il castello di Otranto, il quale emana un’aura di mistero proprio come il complesso dell’antico borgo: un tempo, un canto di sirena per marinai dalle cattive intenzioni, oggi un richiamo per viaggiatori che vagano alla ricerca di uno dei tesori più belli d’Italia.

Dal 2010 il borgo di Otranto è patrimonio dell’Unesco.

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