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Posted on lug 4, 2013 in Borghi | 2 comments

La bella estate: itinerari enogastromomici e letterali pavesiani

La bella estate: itinerari enogastromomici e letterali pavesiani

La bella estate secondo Cesare Pavese è quella stagione della vita in cui ogni cosa è ancora da venire, così lontana da sembrare piccola e facile da conquistare.

La bella estate è la presunzione con cui la città si crede diversa dalla campagna, senza accorgersi di essere fatta della sua stessa carne e delle sue stesse ossa.

La bella estate è un’estate in cui tutto è in procinto di accadere e, quando alla fine accade, nessuno sembra rendersene conto, perché troppo distratto dall’ansia di ottenere ancora qualcosa, ancora di più.

Una bella estate, per noi, è quella con un libro di Pavese, e un buon bicchiere di vino. Quando la lettura e la bottiglia si possono concordare, poi, la sensazione di essersi ritagliati un momento perfetto è impagabile.

Come fare? Programmando un fine settimana fuori porta nelle Langhe. Dal 29 giugno al 7 settembre, infatti, a Santo Stefano Belbo, la Fondazione Cesare Pavese ha inaugurato il Pavese Festival, occasione ideale per passeggiare per i luoghi dello scrittore guardandoli con i suoi occhi.

La passeggiata ha inizio alla sede della Fondazione, la cui struttura, simbolicamente, ha la forma di un faro. Lì sono raccolti alcuni degli effetti personali di Pavese, tra cui i suoi occhiali e la copia di Dialoghi con Leucò sulla cui prima pagina lo scrittore lasciò le ultime parole: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.

In esposizione ci sono alcune lettere ricevute da Pavese, tra cui quelle di Natalia Ginzburg e una di Elio Vittorini, che esordisce scrivendo: “Caro Pavese, scusa il lungo silenzio, ma io non potevo rispondere a una lettera come la tua. Troppo forte e bella, troppo abbagliante”.

La seconda tappa è la casa dove nacque Pavese, lasciata all’età di otto anni a causa della morte del padre. Da Torino, Pavese non smetterà mai di ricordare Santo Stefano con nostalgico affetto: “Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone principale dove giocavo da bambino. Siccome sono ambizioso, volevo girare tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire in presenza di tutti: Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo da là.”

Altro luogo estremamente caro a Pavese fu la casa dell’amico Nuto, terza e ultima tappa della passeggiata. Pinolo Scaglione, falegname specializzato nella costruzione di bigonce e strumenti musicali, fu uno dei più cari amici dello scrittore, e il più grande custode delle sue memorie. Non solo: Nuto, così soprannominato da quando un giorno, sorpreso e felice di vederlo, Pavese  esclamò a gran voce: “Benvenuto!”, fu anche la principale delle fonti di ispirazione del suo fraterno amico. Tutti, infatti, passando per lo stradone che porta a Canelli si fermavano a chiacchierare con Nuto, offrendo così, inconsapevolmente, preziosi spunti letterari a Pavese.

Per chiunque desideri ampliare lo scenario dei luoghi cari all’autore della Luna e i falò, numerosi itinerari si aggiungono a quello guidato offerto dalla Fondazione. I percorsi, la cui durata a piedi è variabile, fino a raggiungere le tre ore, sono ben illustrati (con tanto di segnalazione dei punti acqua) da una mappa divulgata dal Comune di Santo Stefano, che si può ritirare alla Fondazione.

Una volta immersi nell’atmosfera pavesiana, non si può escludere dall’itinerario una piacevole nota enogastronomica, facendo tappa (in macchina, questa volta!) a Barolo, dov’è situata la cantina Terre da vino. Qui si potranno degustare, tra le altre ottime bottiglie, i vini che portano il nome dei romanzi di Pavese.

La bella estate, qui, è un Moscato Passito dal profumo di miele e frutta candita, da degustare con formaggi erborinati come il Gorgonzola stagionato fino a 90 giorni. Il suo sapore, grazie al prolungamento del processo di maturazione delle uve e all’affinamento di 12 mesi sui lieviti, è perfettamente equilibrato, una piacevolissima esperienza per il palato.

La luna e i falò, invece, è un Barbera d’Asti Superiore scelto, per il suo sapore unico ed elegante, anche da molti ristoranti stellati. I terreni da cui provengono le sue uve hanno microclimi leggermente diversi tra di loro, e questo favorisce una più complessa e interessante varietà del gusto.

La preziosità di questi vini è dovuta alla dedizione con cui le uve vengono seguite sin dal processo di maturazione: ci si cura che i frutti siano maturi, all’apice della pienezza del gusto.

Le cantine di Terre da vino si possono visitare su prenotazione:
Telefono: 0173 56 00 22
E-mail: enoteca@terredavino.it
Orario di apertura:
da martedì a venerdì
10.00 – 13.00
14.30 – 18.30
sabato e domenica
10.00 – 13.00
15.00 – 19.00
chiuso lunedì mattina

I contatti della Fondazione Cesare Pavese:
piazza Confraternita, 1 – Santo Stefano Belbo
Telefono: 0141 843730
Orario di apertura:
martedì, mercoledì, venerdì e domenica
10.00 – 13.00
15.00 – 18.30
giovedì
10.00 – 13.00
chiuso il lunedì

Per il programma del Pavese Festival si consulti il sito
www.fondazionecesarepavese.it

di Margherita Restelli

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