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Posted on giu 19, 2013 in Capolavori | 0 comments

Pinturicchio a Spello: nel cuore dell’Umbria un capolavoro da riscoprire

Pinturicchio a Spello: nel cuore dell’Umbria un capolavoro da riscoprire

Siamo nel cuore d’Italia, fra rilievi collinari, uliveti, strade che si inerpicano seguendo le curve e le deviazioni di uno dei paesaggi più straordinari della penisola: quello umbro.

Dominata dal profilo del Monte Subasio, Spello si sviluppa tra pianura e colli e rivela, nella composizione urbana, in prevalenza medievale e rinascimentale, il suo spirito eterogeneo eppure dal fascino potente. Muovendosi tra mura difensive, vicoli stretti, finestre bifore, case-torri, e seguendo una delle vie principali del paese si incontra Santa Maria Maggiore, la chiesa più importante del borgo.

Se si entra sprovvisti di notizie, quasi per caso, giunti al centro dell’edificio, in corrispondenza di quella che è conosciuta come cappella Baglioni, sarete assaliti da un duplice moto di stupore. Il primo dovuto alla bellezza degli affreschi che decorano le pareti, il secondo, dovuto alla quasi totale assenza di notizie e di promozione di uno dei maggiori e più ignorati capolavori del Rinascimento umbro.

L’autore, Pinturicchio, per lunghi secoli è stato dimenticato e sottovalutato dalla critica d’arte, a partire da un giudizio tranciante di Vasari in su, per poi ritornare a essere studiato e considerato, dal momento che si tratta di uno maggiori protagonisti della pittura italiana del periodo.

Dietro la commissione dell’opera si articola una storia piuttosto complessa e non priva di intrighi, come spesso accade in queste circostanze.

Baglioni è il nome del casato che più lungamente ha governato su Spello e che ha lasciato i segni più tangibili della supremazia sul territorio.

Il loro potere, esteso fino a Perugia, non privo di contrasti con altre famiglie della regione e con il papato, ebbe nelle lotte interne al casato il motivo di più grande instabilità. Il motivo del contendere era il dominio su Spello, la capitale dei loro feudi che si estendevano su buona parte dell’Umbria centrale. Il momento di massima tensione tra le fazioni si ebbe il 14 luglio 1500 con quelle che sono state definite le Nozze Rosse. Astorre Baglioni, alcuni giorni dopo il matrimonio pubblico con Lavinia Colonna, appartenente al ramo principale, venne ucciso, insieme ad altri famigliari, da Grifonetto Baglioni, del ramo cadetto, che a sua volta fu ucciso dal cugino Gentile. A prevalere furono quindi Gian Paolo e Troilo Baglioni, il quale, da priore della chiesa di Santa Maria Maggiore decise di mostrare alla cittadinanza, ai rami sconfitti della famiglia e alle altre case regnanti la forza e il prestigio dei vincitori.

Come simbolo dell’affermazione scelse di decorare una cappella della sua chiesa e di affidarne i lavori a Pinturicchio. Il pittore, reduce dal soggiorno romano dove aveva avuto modo di aiutare Perugino negli affreschi della Sistina e, soprattutto, dove era salito alle cronache per aver decorato le stanze di papa Alessandro VI, ovvero Rodrigo Borgia, tornò nei luoghi natii e, in un solo anno, portò a termine il ciclo.

Più a suo agio con le pitture parietali e dotato di grande spirito organizzativo, Pinturicchio si avvalse dell’aiuto di validi aiuti che in seguirono con attenzione lo spirito del disegno del maestro.

Il ciclo rappresenta tre scene separate: l’Annunciazione, la Natività, la Disputa di Gesù con i Dottori, mentre nelle vele della crociera compaiono le figure di quattro Sibille.

La parte a sinistra, dedicata all’Annunciazione, ha al centro una scena piuttosto convenzionale con la figura della Vergine che accoglie la notizia dall’angelo. La cornice invece è di notevole forza e si caratterizza per la costruzione prospettica ritmata dagli archi dell’edificio, che continua in un giardino e che sfonda un cancello per narrare le vicende paesaggistiche e popolari di un borgo. Tipica e qualitativamente elevata è la decorazione a grottesche delle colonne. Le grottesche si svilupparono in questo periodo, quando, con spirito da esploratori moderni, alcuni artisti, tra cui Raffaello, si calavano nella pancia interrata della Domus Aurea e scoprivano, alla luce delle torce, le decorazioni antiche che poi riutilizzavano nei loro dipinti. Si tratta di cornici con effetti geometrici e intrecci e altri soggetti stilizzati sullo sfondo. A destra, su un muro, dentro un finto quadro, l’artista ha inserito un suo autoritratto e l’ha firmato con il proprio nome.

L’Adorazione dei pastori, al centro, è costruita come una sorta di narrazione a puntate, dove gli spazi scandiscono non solo un luogo, ma anche un tempo diverso. I momenti salienti riguardano la Natività, l’Adorazione del bambino e la prefigurazione del suo sacrificio evidente in alcuni simboli della Passione retti da un angelo. Il fondale anche in questo caso rivela la formidabile capacità di Pinturicchio di cogliere i dettagli. Ad esempio su un costolone roccioso viene evocata una scena di guerra, probabile riferimento alle vicende del casato Baglioni.

A destra la scena rappresenta la Disputa di Gesù con i dottori. La scena è affollata in primo piano, ma diventa ariosa e architettonicamente utopica nello sfondo, riprendendo il Perugino della Consegna delle chiavi nella Cappella Sistina. L’edificio evocato è a pianta centrale e mostra due nicchie con decorazioni e statue, rivelando in modo chiaro la tendenza del pittore a voler far rivivere i fasti degli edifici antichi.

In tutto il ciclo resta evidente l’impronta da miniatore di Pinturicchio, la resa illusionistica dello spazio pittorico, l’amore per il dettaglio naturalistico, l’interesse per lo studio dell’antico, rinforzato da numerose esplorazioni archeologiche nella Domus Aurea.

Una volta visitati gli affreschi lasciatevi guidare da un’esplorazione lenta di Spello: alla scoperta di botteghe, scorci medievali, frantoi e altri monumenti in cui immergersi per scoprire percorsi sempre più intriganti e piacevoli.

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