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Posted on mar 4, 2014 in Artisti, Capolavori | 1 comment

Raffaello e la Fornarina: la grande bellezza

Raffaello e la Fornarina: la grande bellezza

C’è una sequenza, nell’ultimo film di Sorrentino, La Grande Bellezza, in cui il protagonista, grazie a un amico, di notte, riesce a entrare in alcuni dei più bei palazzi di Roma. Tra questi, in una scena dal forte carattere onirico, passeggia tra le stanze di Palazzo Barberini e passa davanti alla Fornarina di Raffaello a cui lancia uno sguardo e un sorriso enigmatici. Non è certo un caso che in un film che ruota intorno alla bellezza, e a molto altro – sia chiaro – Sorrentino scelga di mostrare proprio questo quadro.

Del resto ciò che balza subito agli occhi di fronte alle opere dell’urbinate sono la bellezza e la proporzione, l’equilibrio fra le figure e la ritmica modulazione dei colori, la grande capacità di organizzare la forma nello spazio e di donare all’insieme solennità e compostezza. Insomma quello che emerge dalle sue opere sono la facilità, la semplicità, e l’immediatezza, ma soprattutto la grazia e la bellezza. La grazia in Raffello è il frutto della fatica dell’artista che riesce a nascondere l’artificio, ma allo stesso tempo, il frutto di un dono innato che gli permette di trasmettere attraverso i suoi lavori la grazia stessa. La grazia però non è solo dono, ma anche lavoro, lungo e accanito. E non può certo esimersene Raffaello. Per quanto straordinariamente dotato, anche lui si dedicò allo studio dei maestri, Leonardo e Michelangelo su tutti, li elaborò, si appropriò delle loro caratteristiche fino a produrre arte personale e innovativa.

Amici e donne. Sono loro che costituiscono la parte più segreta del progredire artistico di Raffaello. Più nascosti i rapporti con le donne, meno quelli con gli amici, ma evidente la straordinarietà dei quadri che li ritraggono.

Partiamo dalla Velata. Come spesso accade quando l’identità di un personaggio è sconosciuta, nel tempo si è andata a plasmare una serie di ipotesi fra le più fantasiose. La più nota è quella che la vede come l’amante di Raffaello, amante che ritornerebbe anche nella Fornarina, altro celebre ritratto del maestro. Si tratterebbe quindi della donna per la quale il pittore rifiutò il matrimonio con Maria, nipote di uno degli uomini più potenti del periodo, il cardinal Bibbiena.

Abbigliata in modo elegante, ma sobrio, la testa coperta da un velo che indica le donne sposate con figli, la Velata rappresenta il prototipo della moglie rinascimentale.

Ben diverso il modello femminile incarnato dalla Fornarina. Quando il dipinto fu ritrovato nello studio del maestro, dopo la sua morte, avvenuta nel 1520, l’effetto fu dirompente. Il fatto che Raffaello custodisse l’opera per sé, che la tenesse nascosta e che l’avesse firmata in modo così manifesto, dimostra quanto fossero forti l’attaccamento e passione per la donna e per il quadro. Scrivendo il proprio nome sul braccio di lei, il pittore grida a tutti che quella donna è sua. Anche carnalmente. Sì, perché la Fornarina rappresenta la parte sensuale che manca alla Velata, la Fornarina è l’amante, non la sposa.

Con questa tela Raffaello attacca frontalmente la bellezza ideale e giunge a erotizzare la pittura. Come ci riesca è prova del suo genio. Se si osserva con attenzione il viso, si può notare che il naso è troppo grande e troppo sporgente e che le labbra si allungano verso il centro della bocca, togliendo loro espressività. Rispetto ai tratti perfetti e ideali della Velata, la Fornarina ha un viso irregolare, vero, non più ideale, ma capace di attrarre. Ad aggiungere carica sensuale al quadro, è un meccanismo tipico dell’attrazione, ossia il velo che mostra proprio mentre nasconde. Il velo, tra l’altro, non copre spalle o seno come ci si aspetterebbe, ma l’ombelico che, guarda caso, proprio nel Cantico dei Cantici viene indicato come una delle zone più erotiche.

“Le curve dei tuoi fianchi sono come monili/capolavoro di mani d’artista/Il tuo ombelico è una coppa rotonda/mai priva di vino miscelato.

La Fornarina dunque tocca corde molto intime ed è rappresentazione del rapporto tra desiderio sessuale e bellezza.

Naturalmente un’opera del genere non poteva che diventare leggendaria, non poteva che diventare territorio di analisi e di studio per gli artisti che meditarono sull’opera dell’urbinate. Nacquero un’infinità di copie e litografie o addirittura, come nel caso della Madonna con bambino, di Giulio Romano, allievo di Raffello, la Fornarina venne riletta in chiave religiosa.

Ma è il lato carnale di quest’opera a stuzzicare gli artisti. Parecchi secoli dopo, Pablo Picasso, arrivato a ottantesette anni, andò ad agire sulla grande pittura del passato e la rivisitò attraverso l’erotismo e la sensualità. Alcune delle numerose incisioni prodotte in quel periodo mostrano le prestazione erotiche fra Raffaello e la Fornarina spiate da personaggi illustri come Michelangelo a cui l’artista catalano attribuisce il ruolo del voyeur.

Proprio la Fornarina chiuse il percorso della vita di Raffello. E, forse, questo quadro aiuta a capire meglio un pittore che è sempre sembrato “facile”, ma che in realtà, ha vissuto il suo tempo in maniera articolata e ha trasformato la complessità in semplicità e bellezza. Un artista, ambizioso, audace, fiero, che ha saputo sfruttare al meglio le occasioni dategli dalla vita. Del resto, per capire dove era arrivato il suo mito, basta pensare ai funerali che gli furono tributati. La salma, come quella di un papa, fu esposta al centro della Sistina, proprio sotto gli affreschi della volta, da poco terminati da Michelangelo.

Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini

Via delle Quattro Fontane, 13
00186 Roma, Italia
tel +39 064814591
ORARI
Martedì/domenica 8.30 – 19.00
Giorni di chiusura: lunedì, 25 Dicembre, 1 Gennaio
La biglietteria chiude alle 18.00

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