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Posted on apr 13, 2013 in Venezia | 0 comments

Campanile di San Marco: un gigante fragile

Campanile di San Marco: un gigante fragile

Tra i tanti segreti con i quali Venezia lusinga chi la vuole conoscere ce n’è uno che si nasconde nelle fondamenta sommerse dal mare, e che ci racconta a come sia stata concepita, a come si sia reso possibile un tale prodigio sospeso tra onde, sabbia e marmo.

Sotto la città lagunare per costruire gli edifici che l’hanno resa immortale è stata impiantata una foresta di tronchi, una giungla sottomarina che sorregge palafitte sui cui poggiano i blocchi di pietra, base di ogni  costruzione. Venezia è stata innalzata in questo modo, grazie ai tronchi provenienti dalle montagne venete e fatti arrivare in laguna via fiume. I pali, conficcati nel terreno, si sono impregnati di fango che, indurendo, li ha preservati dalla macerazione, andando a costituire una piattaforma solida e duratura.

Uno dei motivi per i quali a Venezia si è sempre costruito in larghezza piuttosto che in altezza è proprio questo: evitare di mettere a dura prova il difficile equilibrio su cui si regge. Ma come la mettiamo con il campanile di San Marco, allora?

Cominciamo col dire che a metà Settecento, Venezia contava circa 200 torri, alcune delle quali con funzione campanaria. La più famosa delle quali domina l’area di San Marco. L’edificio fu innalzato attorno al IX secolo con la funzione di torre di avvistamento. Subì poi una serie di modiche che, agli inizi del Cinquecento, la portarono all’altezza di 99 metri e le fecero acquisire la struttura bicolore con il marmo bianco a rompere il muro di mattoni rossi. Inoltre sulla cima fu aggiunto l’Arcangelo Gabriele cui fu affidata la funzione di banderuola. Nel 1537 Jacopo Sansovino progettò la Loggetta che decora l’ingresso e che, per un periodo, fu destinata a corpo di guardia per gli Arsenalotti.

In origine erano cinque le campane della torre. La Marangona indicava gli orari di inizio e fine lavoro all’Arsenale, la Trottiera avvertiva i nobili delle Riunioni che stavano per iniziare a Palazzo Ducale, il Maleficio scandiva le esecuzioni capitali. C’erano poi la Nona che batteva il mezzogiorno e la Mezza Terza che annunciava le assemblee del Senato.

A proposito della fragilità di cui parlavamo sopra, la mattina del 14 luglio del 1902 il campanile crollò su se stesso. Non ci furono vittime e gli unici edifici circostanti a essere intaccati furono un angolo della Libreria Marciana e la Loggetta sottostante. I veneziani, la sera stessa, stanziarono un cifra consistente per ricostruire “il padrone di casa”, nomignolo con cui viene chiamato il campanile. La copia dell’edificio fu inaugurata il 25 aprile 1912.

Nel 1609 la cima della costruzione fu utilizzata da Galileo Galilei per mostrare come funzionava il cosiddetto “occhiale in canna”, ovvero l’antenato del cannocchiale. Il matematico si divertiva a far salire i nobili veneziani per le ripide scalette del campanile per poi metterli in ginocchio davanti a quello strano aggeggio. Il risultato però era assicurato, come scrive lo stesso Galileo in una lettera “… scoprire in mare vele e vasselli tanto lontani, che venendo a tutte vele verso il porto, passavano 2 hore e più di tempo avanti che, senza il mio cannocchiale, potessero essere veduti.”

Durante il Carnevale per festeggiare il giovedì grasso, un equilibrista scendeva dalla vetta del campanile fino a una barca ormeggiata nel bacino di San Marco, camminando su una fune tesa. La pratica è giunta fino ai giorni nostri anche se l’equilibrista scende dal campanile per arrivare al Palazzo dei Dogi e non in mezzo al mare.

Se volete ascoltare dell’otima musica di Antonio Vivaldi seguite il link:  Vivaldi – L’Estro Armonico, Op.3

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