Labbra dolci di Zibibbo: il Cantico dei Cantici raccontato da Enzo Bianchi
Che Enzo Bianchi sia un priore fuori dal comune lo sa bene chi ha visitato il Monastero di Bose, da lui fondato nel 1965, luogo di accoglienza e preghiera che unisce monaci e monache appartenenti alle diverse confessioni del cristianesimo. Affezionato e gradito ospite del Festival della Filosofia, durante la scorsa edizione, il cui tema centrale era l’amare, Bianchi ha parlato dello Scirìa Scirìn, il cantico per eccellenza: il Cantico dei Cantici. Come racconta il priore, il Cantico, protetto dalla maschera di allegoria dell’amore tra Dio e Israele, sopravvisse fino a metà del XVI secolo, quando Sebastian Castellion, teologo francese, insinuò la possibilità di una lettura letterale, che parlasse di un amore umano, erotico. La Chiesa, svelato il velo di Maya, cominciò a interrogarsi: il Cantico andava bandito? Oppure, trovandosi al cuore della Bibbia, era portatore di un messaggio su cui meditare? Fu la seconda delle ipotesi a prendere il sopravvento e si diffuse così una nuova visione del Cantico, illuminata da una lettura non più allegorica ma metaforica:...
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