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Posted on mar 21, 2013 in Bergamo, Mostre | 1 comment

Pop art: una mostra alla Gamec di Bergamo

Pop art: una mostra alla Gamec di Bergamo

Capire l’arte diciamolo, a volte, è un po’ complicato. Prendiamo la Pop Art, ad esempio, che ha preso ispirazione dagli oggetti di uso quotidiano e dalle immagini prodotte dai mezzi di comunicazione. Il movimento nasce a Londra nei primi anni 50 e raggiunge la massima diffusione negli Stati Uniti, divenendo una delle più influenti correnti del panorama artistico internazionale. Il collage dell’inglese Richard Hamilton, realizzato nel ’56 e intitolato “Che cosa esattamente rende le case moderne così diverse, così attraenti?”, è considerato la prima opera pop. Ad Hamilton vanno ad affiancarsi artisti come David Hockney e Peter Blake. Anche se diversi per formazione e poetica, il loro intento è quello di reinterpretare i prodotti di consumo attraverso tecniche differenti, capaci di garantire libertà ed eclettismo creativi. Oltreoceano i loro seguaci statunitensi prendono ispirazione dal cinema e dalla TV, dai fumetti e dalla pubblicità. Ma sono soprattutto gli oggetti quotidiani che, isolati e decontestualizzati, diventano il nucleo delle loro opere. Così facendo gli artisti pop celebrano e allo stesso tempo criticano un mondo che sembra venerare solo profitto e merce.

Andy Warhol, la figura più nota della scuola, realizza lavori nei quali diventano protagonisti il barattolo di minestra Campbell, la bottiglia della Coca Cola o la scatola del detersivo Brillo. Dal ’62 propone serigrafie in cui replica, alterandole sul piano coloristico, le foto dei volti più noti dello star system. L’effetto è singolare: le persone diventano icone senza tempo, ma private di qualsiasi specificità. Sempre all’inizio degli anni 60 Warhol crea la Factory, uno studio attorno al quale riunisce artisti della vita culturale alternativa newyorchese. Con loro si dedica anche alla produzione di film e video sperimentali.

Roy Lichtenstein invece isola immagini prese dai fumetti e le ingigantisce. L’ingrandimento ne evidenzia la struttura base, il retino tipografico, il colore piatto, ottenendo un effetto straniante e paradossale.

Nel ‘64 al padiglione statunitense della Biennale di Venezia vengono presentati molti artisti pop. L’esposizione segna una svolta. Costretti a fare i conti con la nuova poetica, i pittori del vecchio continente daranno infatti vita a forme artistiche del tutto originali.

Ma anche in Sud America, la pop art diventa un movimento centrale. A celebrarla è una mostra in corso alla Gamec di Bergamo, dal titolo “Pop, Realismi e Politica. Brasile – Argentina, anni Sessanta”. Il titolo racchiude in sé un riferimento ai movimenti artistici cui si ispirano le opere esposte, primi tra tutti la Pop Art nordamericana e inglese. A differenza dei loro colleghi di matrice anglosassone, gli artisti sudamericani abbracciano una vera e propria arte dei mezzi di comunicazione che opera direttamente dal loro interno, mettendoli in discussione e trasgredendoli. Tutto questo si inserisce in un contesto sociale complesso, dove vige una dittatura militare e dove scontri ideologici, movimenti sociali, terrorismo di Stato e lotta armata sono all’ordine del giorno.

E se volete completare il percorso, magari dopo aver visto la mostra, vi consigliamo un paio di letture: Conversazione nella Catedral del Premio Nobel Mario Vargas Llosa, e “2666” di Roberto Bolaño.

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